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31/10/2008

Afghanistan e Bosnia: palmarès di guerra

[di Cristiana Paternò]

Resolution 819Singolare sintonia tra i cinque critici blasonati della giuria (Edoardo Bruno, Michel Ciment, Tahar Ben Jelloun, Emanuel Levy e Roman Gutek) e il pubblico che esprime il suo parere col voto elettronico. Al Festival di Roma, terza edizione, trionfano due opere schierate contro le guerre seppure con stile ed esiti diversi.

 

Il Marc'Aurelio d'Oro della giuria va all'ironico e surreale Opium War di Siddiq Barmak, che rilegge il conflitto in Afghanistan attraverso l'avventura di due militari americani paracadutati in un campo di oppio, panacea di cui l'Afghanistan è il maggior produttore nel mondo, mentre il Marc'Aurelio d'Oro del pubblico incorona Resolution 819 di Giacomo Battiato, un'opera attraversata dal dolore incancellabile del massacro di Srebrenica, dove 8.000 civili musulmani persero la vita sterminati dai serbo bosniaci. L'afghano Barmak, classe 1962, diplomato al Vgik di Mosca, già autore dell'apprezzato Osama, vincitore di vari premi anche a Cannes e Montreal, bandito in patria dai talebani, ha ricordato il suo maestro, l'iraniano Mohsen Makhmalbaf e i grandi autori italiani del neorealismo, De Sica e Rossellini che continuano a ispirare il cinema mediorientale. "Questo premio è un segno di pace nell'Afghanistan in guerra", ha detto nel ricevere il Marc'Aurelio, mentre Giacomo Battiato ha promesso di consegnare parte dei 75mila euro del premio BNL BNP Paribas ai profughi bosniaci. "Andrej Tarkovskij - ha detto il regista italiano - sosteneva che il valore di un film è legato alla coerenza e alla profondità della motivazione del suo autore.Opium War Nel mio caso la motivazione è stato l'orrore, la rabbia e il dolore che ho provato per la più grande strage avvenuta in Europa dopo la seconda guerra mondiale, una strage perpetrata sotto i nostri occhi inerti e dunque complici. Ho voluto raccontarla e rendere omaggio alle persone, spesso giovani, che hanno dedicato anni della loro vita per portare i colpevoli davanti alla giustizia per ridare dignità ai morti senza nome". Resolution 819, coproduzione maggioritaria francese, con contributi polacchi e italiani, non ha ancora una distribuzione nel nostro paese, ma c'è da scommettere che la troverà.  

 

Miglior attrice è Donatella Finocchiaro, intensa interprete del film di Edoardo Winspeare Galantuomini, storia d'amore all'ombra della Sacra Corona Unita, un film dove le donne sono forti e cattive quanto gli uomini. Scoperta da Roberta Torre, che per prima la volle mafiosa in Angela, l'ex avvocata catanese ha dato al suo personaggio "un doppio volto" che ha conquistato l'attenzione dei critici. Donatella il prossimo 18 novembre andrà in scena nella sua città con "Un bellissimo novembre" di Ercole Patti per la regia di Mario Missiroli.


Miglior attore è Bohdan Stupka (Con il cuore in mano), che Zanussi considera il Gassman ucraino: attore, ma anche politico (è stato ministro della Cultura), oggi dirige il teatro nazionale in lingua ucraina e porta avanti una personale battaglia sull'identità linguistica. Ma stasera non smetteva più di parlare in russo, lanciando battute di spirito. "Sapevo che avrei vinto un premio con questo film, ma non sapevo ancora dove, se a Parigi, a Hollywood, a Roma. Roma va benissimo perché è una città che amo molto". 

 

Due le menzioni speciali, al portoghese A corte do Norte di João Botelho, che confessa di portarsi via da Roma le immagini dei quadri di Caravaggio, artista molto citato nelle atmosfere raffinate del suo film, e quelle degli studenti in lotta per le strade, e al francese Aide toi, le ciel t'aiderà di Francois Dupeyron, fedele e gioioso ritratto della vita quotidiana nella comunità africana di Parigi.  

 

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