Singolare sintonia tra i cinque critici blasonati
della giuria (Edoardo Bruno, Michel Ciment, Tahar Ben
Jelloun, Emanuel Levy e Roman Gutek)
e il pubblico che esprime il suo parere col voto elettronico.
Al Festival di Roma, terza edizione, trionfano due opere
schierate contro le guerre seppure con stile ed esiti
diversi.
Il Marc'Aurelio d'Oro della giuria va all'ironico
e surreale Opium War di Siddiq
Barmak, che rilegge il conflitto in Afghanistan
attraverso l'avventura di due militari americani paracadutati
in un campo di oppio, panacea di cui l'Afghanistan è il
maggior produttore nel mondo, mentre il Marc'Aurelio d'Oro
del pubblico incorona Resolution 819 di
Giacomo Battiato, un'opera attraversata dal
dolore incancellabile del massacro di Srebrenica, dove 8.000
civili musulmani persero la vita sterminati dai serbo bosniaci.
L'afghano Barmak, classe 1962, diplomato al Vgik di Mosca,
già autore dell'apprezzato Osama, vincitore di
vari premi anche a Cannes e Montreal, bandito in patria
dai talebani, ha ricordato il suo maestro, l'iraniano
Mohsen Makhmalbaf e i grandi autori italiani
del neorealismo, De Sica e
Rossellini che continuano a ispirare il cinema
mediorientale. "Questo premio è un segno di pace
nell'Afghanistan in guerra", ha detto nel ricevere il
Marc'Aurelio, mentre Giacomo Battiato ha promesso di consegnare
parte dei 75mila euro del premio BNL BNP Paribas ai
profughi bosniaci. "Andrej Tarkovskij -
ha detto il regista italiano - sosteneva che il valore di un
film è legato alla coerenza e alla profondità della
motivazione del suo autore.
Nel mio caso la motivazione è stato
l'orrore, la rabbia e il dolore che ho provato per la più
grande strage avvenuta in Europa dopo la seconda guerra
mondiale, una strage perpetrata sotto i nostri occhi inerti e
dunque complici. Ho voluto raccontarla e rendere omaggio alle
persone, spesso giovani, che hanno dedicato anni della loro
vita per portare i colpevoli davanti alla giustizia per
ridare dignità ai morti senza nome". Resolution
819, coproduzione maggioritaria francese, con
contributi polacchi e italiani, non ha ancora una
distribuzione nel nostro paese, ma c'è da scommettere che
la troverà.
Miglior attrice è Donatella Finocchiaro, intensa interprete del film di Edoardo Winspeare Galantuomini, storia d'amore all'ombra della Sacra Corona Unita, un film dove le donne sono forti e cattive quanto gli uomini. Scoperta da Roberta Torre, che per prima la volle mafiosa in Angela, l'ex avvocata catanese ha dato al suo personaggio "un doppio volto" che ha conquistato l'attenzione dei critici. Donatella il prossimo 18 novembre andrà in scena nella sua città con "Un bellissimo novembre" di Ercole Patti per la regia di Mario Missiroli.
Miglior attore è Bohdan Stupka (Con
il cuore in mano), che Zanussi considera
il Gassman ucraino: attore, ma anche politico (è stato
ministro della Cultura), oggi dirige il teatro nazionale in
lingua ucraina e porta avanti una personale battaglia
sull'identità linguistica. Ma stasera non smetteva
più di parlare in russo, lanciando battute di spirito.
"Sapevo che avrei vinto un premio con questo film, ma non
sapevo ancora dove, se a Parigi, a Hollywood, a Roma. Roma va
benissimo perché è una città che amo
molto".
Due le menzioni speciali, al portoghese A corte do Norte di João Botelho, che confessa di portarsi via da Roma le immagini dei quadri di Caravaggio, artista molto citato nelle atmosfere raffinate del suo film, e quelle degli studenti in lotta per le strade, e al francese Aide toi, le ciel t'aiderà di Francois Dupeyron, fedele e gioioso ritratto della vita quotidiana nella comunità africana di Parigi.
Donatella e le altre: le donne violente della Sacra Corona Unita
L'impotenza dell'Onu nel massacro di Srebrenica
Festival di Roma '08 - DOSSIER
Festival di Roma '08 - DOSSIER
Krzysztof Zanussi "Contro la corruzione ho tanta voglia di ridere"