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Chi non ricorda il divertentissimo dottor Guido Tersilli, cioè Alberto Sordi protagonista della commedia campione d’incassi Il medico della mutua (1968) firmato da Lugi Zampa, uno dei rari film, se non l’unico, che metteva sotto accusa un sistema sanitario corrotto dove la carriera e il guadagno del medico venivano anteposti alla salute del paziente. Questa volta sotto accusa, nel film drammatico Il venditore di medicine di Antonio Morabito - fuori Concorso al Festival di Roma e in sala dal 29 aprile con Luce Cinecittà - sono le case farmaceutiche che impongono la prescrizione e il consumo dei loro medicinali, spesso non necessari, o di presunti nuovi farmaci, corrompendo la classe medica con regali di ogni genere, finanche finti convegni in località esotiche. Un sistema illegale e collaudato di reciproci profitti e connivenze dove il paziente, il malato conta solo in quanto consumatore del prodotto

Il venditore di medicine in questione è Bruno, Claudio Santamaria, un informatore medico di un’azienda in difficoltà. Per non essere licenziato Bruno accetta, come imposto dalla sua capoarea, una determinata e glaciale Isabella Ferrari, di corrompere i medici per ottenere prescrizioni di prodotti della ‘Zafer’. Bruno è l’ultimo anello nella catena di ‘comparaggio’, una pedina minore, nonché l’emblema di quella società che lo circonda, abituata all’illegalità e all’impunità.
Bruno riuscirà nel grande affare che lo salverà dalla perdita del lavoro, far entrare in una clinica il farmaco chemioterapico della sua azienda?

“Quella che racconto è una pratica diffusa e non da parte di una minoranza o di alcune mele marce. Prima di scrivere la sceneggiatura - dice Morabito - ho conosciuto numerosi informatori medici che, con la garanzia dell’anonimato, hanno confermato che la maggior parte dei nuovi farmaci sono inutili. Di recente una rivista francese ha pubblicato uno studio da cui risulta che su 3mila farmaci di nuova immissione, ben 2500 non servono a nulla”.

Il film, una coproduzione italosvizzera in collaborazione con Rai Cinema, è probabilmente destinato a sollevare polemiche e a subire attacchi dalla classe medica e dalle industrie farmaceutiche, qualche avvisaglia c’è stata durante la lavorazione, rivela il regista. “Un direttore sanitario dopo l’iniziale permesso concesso per le riprese nel suo ospedale, ha fatto marcia indietro una volta avvenuta la conferenza stampa di inizio riprese e in contemporanea tre medici della stessa struttura ci hanno negato l’utilizzo dei loro studi”.
Il regista proviene da una famiglia che ha dato medici, a cominciare dal nonno medico di miniera, e l’idea pura di questo mestiere è venuta meno una volta che si è imbattuto in questa vicenda. “Curarsi è giusto, il problema è l’abuso non l’uso”.

Le aziende farmaceutiche raramente vanno in crisi, afferma Morabito “come ha sostenuto l’ex presidente di Famindustria i malati non mancano mai. E comunque un periodo difficile per un’azienda, come racconto nel film, è l’occasione per un ricambio degli informatori”. L’idea di utilizzare come elemento centrale narrativo un informatore medico è servita all’autore per mostrare come una volta che il protagonista s’infila in un ingranaggio di ricattabilità sia difficile uscirne.
“Per questa ragione ho rinunciato a un finale di speranza, sarebbe stato un atto falso. Bruno perde del tutto il contatto con la realtà, precipita così in basso che non può improvvisamente riscattarsi, al massimo può arrivare a un barlume di consapevolezza”.

Non ci sono state grandi difficoltà nel realizzare questo film di denuncia, ammette il produttore Amedeo Pagani, forse verranno quando il film verrà distribuito. “Abbiamo denunciato fatti veri, e comunque ci siamo limitati al business dei farmaci. Per non parlare, ad esempio, della clinica degli orrori di Milano nella quale venivano eseguite operazioni chirurgiche invasive, non necessarie, ai fini di rimborsi consistenti”.
Curiosità: nella parte di un primario ‘incorruttibile’ c’è il giornalista Marco Travaglio. “Io e il produttore Pagani cercavamo un attore per il personaggio del primario da corrompere, non riuscivamo a trovarlo mentre ripetevamo che l’avremmo voluto gelido come Marco Travaglio. Così ci è venuto naturale proporglielo e la sua partecipazione è diventata un forte aggancio alla cronaca”’, svela il regista.
E nel ruolo di un magistrato c’è pure un critico cinematografico, Roberto Silvestri, che legge una sentenza. Di condanna o di assoluzione dell’operato della casa farmaceutica del venditore di medicine?

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