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Un lungo, caloroso applauso ha salutato la proiezione de Il venditore di medicine di Antonio Morabito, avvenuta nell’ambito del Busto Arsizio Film Festival. Una proiezione alla quale è seguito un vero e proprio assalto da parte del pubblico nei confronti del regista Morabito e del produttore Amedeo Pagani che sono rimasti in sala proprio per sondare le reazioni degli spettatori. “E’ un progetto che ho seguito passo passo per tanto tempo – ha dichiarato Pagani - ci ho creduto profondamente fin da subito. Del soggetto mi piaceva il suo essere così forte senza però avere cadute retoriche; del regista mi piace la sua dolce fermezza, il fatto che è fortemente motivato nei confronti della storia che vuole raccontare ma non ha nessuno dei birignao di coloro che pensano di essere autori per grazia di Dio…”.

E infatti la storia del film è fortemente d’attualità ma è stata ovviamente concepita molto prima che esplodesse il caso delle industrie farmaceutiche che facevano “cartello” per costringere il Servizio Sanitario Nazionale a usare una medicina dieci volte più costosa di un’altra che aveva le stesse caratteristiche terapeutiche. “Per quanto mi riguarda - dice Morabito - questo film è soprattutto la storia di un commesso viaggiatore che viene stimolato a fare carriera contro ogni vincolo morale. Legalmente riesce a farla franca perché chi lo protegge è molto forte, ma dentro di sé si scopre improvvisamente vuoto e solo”: Il commesso viaggiatore in questione è Claudio Santamaria, protagonista del film a fianco di Isabella Ferrari. “Abbiamo curato molto anche i ruoli di contorno – spiega Amedeo Pagani - sono davvero contento di poter vantare un paio di esordi veramente non banali. Il giornalista di inchieste Marco Travaglio personifica il volto più disgustoso e arrogante del potere, proprio quei personaggi contro i quali manda i propri strali giornalistici. E il giudice, a sua volta arrogante e asservito ai poteri forti, è interpretato da Roberto Silvestri, lo storico critico di Il manifesto.

Il film uscirà nelle sale il 30 aprile, distribuito da Luce Cinecittà. “Ci teniamo molto a dire che abbiamo fatto un film di contenuto ma soprattutto un film, una storia dove ci sono personaggi, passioni, psicologia, dialoghi. Non volevamo che venisse fuori un lavoro militante, ma qualcosa che raccontasse una storia vera e forte senza però rinunciare al piacere di raccontare, di vedere i personaggi crescere e modificarsi di fronte alla macchina da presa”.   
 

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