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CANNES – Applausi e grandi apprezzamenti oggi sulla Croisette per Park Chan-wook, tornato in concorso al Festival di Cannes dopo i premi per Old Boy e Thirst con una storia ispirata al romanzo Fingersmith, dell’inglese Sarah Waters, e trasportata nella Corea degli anni ’30. Con la maestosità stilistica che lo contraddistingue, l’autore coreano ha messo in scena con Mademoiselle un nuovo, raffinatissimo Rashomon al cui centro ci sono i rapporti di potere e di classe tra due donne e due uomini.

Siamo durante la colonizzazione giapponese della Corea, quando Sookee, una ragazza cresciuta come una provetta scippatrice (Kim Tae-Ri) va a servizio di una ricca donna nipponica (Kim Min-Hee) che vive isolata in un immenso maniero con lo zio (Cho Jin-woong). E' decisa a truffarli con l’aiuto di un furfante che si spaccia per un conte (Ha Jung-woo). Nel racconto, lungo 145 minuti, ruoli e punti di vista si ribaltano spesso, dando vita a un teorema della manipolazione fatto di sesso lesbico, violenza, misteri e anche molto umorismo. “Nel film l'humour - ha detto il regista - deriva dal fatto che i personaggi nascondono le loro vera identità e i loro sentimenti e pensano cose del tutto diverse da quello che affermano. Ora, anche se gli spettatori non ridono troppo in sala, immagino che possano apprezzare il tipo di umorismo che scorre all'interno di tutta Mademoiselle”. L’autore di questo sofisticato thriller erotico ha poi spiegato così lo spostamento di ambientazione: "Nella Corea degli anni ’30 c'era una società in cui la nobiltà esisteva ancora, così come il mestiere della serva. Era insomma un'epoca dove certe cose, certi aspetti tradizionali vivevano, anche se alle porte c'erano i tempi moderni".

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