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TORINO - "Togliatti era un mio ammiratore. Una simpatia, la sua, che mi creò problemi per un viaggio negli Usa. Mi chiamarono all'ambasciata per il visto e mi chiesero se per caso fossi comunista. Dovettero intervenire i miei genitori, che votavano Dc, per chiarire tutto". Così Rita Pavone, una delle protagoniste di Nessuno ci può giudicare di Steve Della Casa e Chiara Ronchini, passato al Torino Film Festival e che sarà distribuito in sala dal Luce. La sua è tra le interviste che meglio restituiscono il clima e le contraddizioni dell'epoca, un periodo di grandi trasformazioni in cui lei, con la sua carica trasgressiva fu un'icona. "Soffrii molto all'epoca - dice la Pavone -, ma non mi sembrava giusto fare la cantante impegnata una volta che avevo avuto successo e guadagnato tanti soldi. Eppure quella realtà la conoscevo bene, mio padre era un operaio Fiat". E ancora, ripescando nelle sue memorie: "Io e Morandi, che venivamo da famiglie dignitosamente povere, ci ritrovammo allora sballati nel mezzo di tutto questo, non essendo né carne né pesce". Per l'attrice, cantante e showgirl (classe 1945), oggi c'è ancora un desiderio nel cassetto, quello di interpretare un ruolo drammatico: "Vorrei tanto farlo sul grande schermo, ma per ora ci sono riuscita solo a teatro. Mi volevano in realtà dare un ruolo in Adua e le compagne, ma poi mi dissero che il mio personaggio, la mia popolarità, erano troppo ingombranti perché la cosa funzionasse".

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