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CANNES -  Bianco, rosa, blu, arancio, giallo. Ma quanti colori ha il festival di Cannes? Tanti quanti quelli dei diversi badge assegnati ai professionisti presenti al festival che, non essendo aperte al pubblico numerose proieizioni, è frequentato in maggioranza dai circa 4mila membri della stampa, suddivisi però rigidamente in una classificazione gerarchica a colori, che va dai super vip - i fortunati bianchi a cui è praticamente concesso di entrare in sala senza far file -  ai paria, i gialli, che quasi sempre attendono diverse ore sotto al sole per non riuscire nemmeno ad avvicinarsi all’ingresso. Contro questa rigida segregazione in gruppi è in corso la campagna #TheColorOfCannes, che prevede una raccolta firme online e un sito dedicato per chiedere al festival di rivedere un sistema, spesso umiliante, che crea divisioni tra colleghi.

Inoltre, sulla base di modelli organizzativi già adottati da altre kermesse e per facilitare il prezioso lavoro della stampa presente al festival, suggerisce di organizzare ulteriori proiezioni in sale poco utilizzate; riempire i posti riservati, ma ancora vuoti prima dell'inizio della proiezione, nel Grand Théâtre Lumière; creare un'app con informazioni di proiezioni stampa tramite la quale è anche possibile prenotare i posti e ottenere avvisi per ingressi che si sono resi disponibili.

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