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Gli uccelli, 50° film di Alfred Hitchcock, è il nuovo classico restaurato distribuito dalla Cineteca di Bologna nelle sale italiane a partire da lunedì 7 gennaio, grazie al progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema. “Fantasia apocalittica” (come l’ha definita il critico americano Jonathan Rosenbaum) diretta nel 1963, Gli uccelli segna l’esordio, se non consideriamo il musical del 1950 The Pretty Girl, nel quale appare non accreditata, per Tippi Hedren, che Hitchcock vorrà anche nel suo film successivo, Marnie, nel ruolo della protagonista.

Gli uccelli è il prototipo di un nuovo genere – il film catastrofico (disaster film) – che porterà fiumi di dollari nelle casse della Universal negli anni Settanta”, ha scritto Bill Krohn. "Questa volta il climax non avviene in un bagno o in una cantina, ma in una soffitta, nella quale gli uccelli con il becco aperto volano dritto verso la macchina da presa”.

Ma ecco alcuni espedienti studiati da Hitchock per realizzare uno dei film più complessi sul piano tecnico: “Il problema era quello di far scendere in picchiata gli uccelli. Affittammo un’isola lontano dalla costa e piazzammo la macchina da presa su un’alta scogliera. Attiravamo i gabbiani con dei pesci dietro la macchina da presa e gettavamo i pesci dalla scogliera. Un’altra macchina da presa si trovava sulla spiaggia sottostante. Quando vedemmo la pellicola sviluppata ecco cosa ammirammo: una scogliera, onde, una spiaggia e i gabbiani che volavano verso il basso. Poi, due donne, con un lavoro su poco più di cinque metri di pellicola ma che durò tre mesi, dipinsero a mano, fotogramma per fotogramma, ogni singolo uccello su uno sfondo e la silhouette di ogni uccello. In questo modo gli uccelli vennero stampati sulla scena nella quale li si vede scendere in picchiata. Tre mesi di lavoro per poco più di dieci secondi sullo schermo!”.

È François Truffat a raccogliere alcune delle più preziose testimonianze dalla viva voce di Alfred Hitchcock: “Mi sono lasciato andare a delle improvvisazioni. Per esempio, tutta la scena dell'attacco esterno sulla casa, dell’assedio della casa da parte degli uccelli, che non si vedono è stata improvvisata sul set. Non mi era quasi mai accaduto, ma non ci ho messo molto a decidermi e ho disegnato rapidamente i diversi movimenti dei personaggi. Ho deciso che la madre e la ragazzina si sarebbero spostate per cercare un riparo. Ma le ho fatte muovere in diverse direzioni, affinché si spostassero come degli animali, come dei topi che scappano in tutti gli angoli. Melanie Daniel l’ho ripresa intenzionalmente a distanza, perché ho voluto mostrare che si ritirava davanti al nulla. Da cosa si ritirava? È spinta sempre più contro il muro. Si sposta indietro, si allontana, ma non sa neanche da cosa si allontana. Tutto ciò mi è venuto rapidamente e senza difficoltà, per lo stato emozionale in cui mi trovavo”.

È sempre Truffaut a notare che “una discussione sugli Uccelli sarebbe molto incompleta se non si parlasse della colonna sonora. Non c’è musica, ma i rumori degli uccelli sono stati elaborati come una vera partitura. Penso per esempio a una scena puramente sonora, l’attacco dei gabbiani alla casa”. Gli risponde Alfred Hitchcock: “Quando ho girato questa scena dell’attacco dall’esterno, con i personaggi terrorizzati nella casa, la difficoltà stava nell’ottenere delle reazioni da parte degli attori, partendo da zero, perché non avevamo ancora i rumori delle ali e le grida dei gabbiani. Allora avevo fatto portare un piccolo tamburo sul set, un microfono, un altoparlante e ogni volta che gli attori interpretavano le loro scene di angoscia, il rullio del tamburo li aiutava a trovare la giusta espressione. Poi ho chiesto a Bernard Herrmann di fare la supervisione del suono in tutto il film. Ascoltando dei musicisti, quando compongono o orchestrano un pezzo o anche quando l’orchestra accorda gli strumenti, ci accorgiamo che capita loro di fare non della musica, ma dei puri suoni. Ecco ciò di cui ci siamo serviti per l’intero film. Non c’era musica”.

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