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È partita come un’edizione già ragguardevole, con la presenza di un titolo nel Concorso maggiore e ben quattro film selezionati in Panorama e all’ultimo giro di boa per il cinema italiano è stata, a detta di tutti, critici e operatori, una grande Berlinale. I nostri film si sono venduti all’estero e le critiche sono state ottime per tutti i titoli. Si può parlare di un’accoglienza molto buona. Il denominatore sorprendentemente comune sono i protagonisti di questi film, ragazze e ragazzi colti nella vita reale o a cui viene chiesto di interpretare personaggi vicini alla loro esistenza. Nessuno è professionista, tutti portano la forza del reale e la bellezza dell’età, le giovani donne di Dafne e Il corpo della sposa, i ragazzi de La paranza dei bambini Selfie, i corpi fisici e sociali di Normal. A partire da un approccio che si può definire ‘realistico’, il cinema italiano ha dimostrato alla Berlinale numero 69 di avere una marcia in più trasfigurando poeticamente dalla realtà i suoi volti, le sue molteplici identità. E lo ha fatto portando storie marginali, al centro della scena. In questa forza centripeta, che sa accogliere senza timore e con poesia e bellezza quello che non sempre vorremmo vedere, sta la forza di un cinema che dimostra di sapersi aprire e raccontare al mondo. Una forza espressiva alla fine anche premiata.

Claudio Giovannesi, Roberto Saviano e Maurizio Braucci hanno vinto l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura, un premio che riconosce le qualità innegabili di compattezza narrativa de La paranza dei bambini, dove si intrecciano le vite di un gruppo di ragazzini in un’accelerazione verso la tragedia, su volti di chi ancora prende la vita come un gioco. L’Orso d’argento è un premio straordinario che storicamente riconosce il talento di un giovane autore, di un regista da podio che va affermandosi. Claudio Giovannesi si merita in pieno questa vittoria, per il lavoro che conduce con i ragazzi con cui lavora e la passione nel raccontare storie di gioventù emarginata (nella Paranza come in altri suoi precedenti film e documentari). E per un cinema mai scontato, poetico e potente al tempo stesso. Il film, prodotto da Palomar e Vision Distribution, è nelle sale in questi giorni ed è già stato venduto, da Elle Driver, in oltre trenta paesi.

Dafne di Federico Bondi è andato il Premio Fipresci della Federazione Internazionale della stampa. Il film, che racconta la storia di un rapporto padre-figlia in un contesto doloroso, sembra toccato dalla grazia di una leggerezza che porta all’empatia. Sensazione ricevuta alla Berlinale dal pubblico e, appunto, dalla critica. Prodotto da Vivo Film e Rai Cinema, Dafne sarà nelle sale italiane dal 21 marzo, distribuito da Istituto Luce Cinecittà.

Anche gli altri film di Panorama contano su un distributore e sulla possibilità di uscire in sala: Selfie di Agostino Ferrente e Normal di Adele Tulli (entrambi con Istituto Luce Cinecittà) e Il corpo della sposa di Michela Occhipinti (con Lucky Red). Film tutti capaci di riempire le sale della Berlinale, e di farsi applaudire in quello che non è solo un grande festival, ma è il più importante festival ‘di pubblico’ d’Europa, non un pubblico esclusivo di cinefili e specialisti, ma di veri, comunissimi appassionati. Il plauso pieno dei film italiani presso questo pubblico dovrebbe dare un’indicazione sul significato dell’affermazione di questi film nel contesto di Berlino. Le selezioni italiane della Berlinale sono state coordinate da Istituto Luce Cinecittà.

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