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Approvato dal Consiglio dei Ministri il Decreto Bonisoli che sblocca anche circa 35 milioni per il finanziamento delle attività del ministero. E nell'ultima parte interviene con tre norme importanti per il cinema e l'audiovisivo, che in parte ridimensionano, in parte rendono applicabili alcuni punti della Legge Cinema. L'intervento viene incontro (dopo un lungo lavoro di concertazione con i protagonisti del settore) alle critiche che accolsero a suo tempo la Legge, ridimensiona le percentuali di titoli italiani che le emittenti private sono obbligate a programmare. E in parte anche le aliquote relative agli obblighi di investimento sulla produzione italiana. Confermate le severe sanzioni per chi si sottrae. Mentre nuovi paletti rivedono gli obblighi degli operatori on demand, come Netflix, disciplinandone la presenza in Italia. Un intervento riguarda infine la "censura" con una modifica della commissione che era stata prevista dalla Legge (vengono aumentati i componenti e tolta la figura del sociologo). Confindustria Radio Tv applaude: "rende nel complesso più funzionali, graduali e flessibili le modalità con cui i fornitori di servizi media audiovisivi devono promuovere le opere europee e italiane". Positivo il commento del presidente dell'Anica Francesco Rutelli: "Le misure varate dal governo vanno accolte positivamente". Che critica il fatto che "l'entrata in vigore degli obblighi di investimenti e programmazione di broadcaster e piattaforme slitta di un anno (a gennaio 2020)", ma assicura: "l'insieme delle norme può consentire una programmazione per industrie e settori creativi che sono sfidati da enormi trasformazioni globali".  

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