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Pechino: dal director's cut al partito’s cut. Da marzo 2018 l'Ufficio Propaganda del Partito Comunista Cinese è stato nominato responsabile della regolamentazione della circolazione dei film, anziché il Dipartimento di radio, televisione e cinema, che da allora è stato smantellato. Un cambiamento che ha messo maggiormente sotto controllo il cinema cinese prodotto. Nel corso di quest'estate, alcuni film sono stati presi di mira dalla censura.

Tra le vittime, due opere prodotte dagli studi Huayi Brothers, pionieri del mercato nazionale. La commedia The Great Wish aveva già fatto notizia il mese scorso, costretta a essere ribattezzata The Last Wish. Motivo? Il termine "grande" è riservato ai leader del paese e alle importanti questioni emanate dallo Stato. Il secondo film prodotto da Huayi a essere censurato è The Eight Hundred, rimosso dalla programmazione dello Shanghai International Film Festival a fine giugno. Con un budget di 71 milioni di euro, il film evoca la lotta di una manciata di soldati cinesi contro l'invasore giapponese durante la seconda guerra sino-giapponese (1937-1945). Il problema è che questi soldati provengono da forze nazionaliste, che poi si rifugiarono a Taiwan. Gli studi hanno cercato di fare ammenda: "Huayi Brothers ha sempre creduto che i valori morali corretti fossero la pietra angolare di un sano sviluppo di un'azienda", ha affermato il CEO Wang Zhongjun. E’ stata poi annunciata la creazione di un comitato del Partito comunista cinese all'interno dell'azienda.

I film che usciranno in autunno (il 1° ottobre si festeggeranno i 70 anni della Repubblica popolare cinese) saranno quindi molto più concilianti con l'immagine del paese, come The Chinese Pilot, ispirato all'atterraggio più miracoloso dell'aviazione cinese contemporanea e The Climbers, che racconta l'impresa di quattro alpinisti cinesi che hanno scalato la parete nord dell'Everest nel 1960.

Da ricordare che l'estate scorsa è stata anche segnata dallo scandalo che ha coinvolto Fan Bingbing, l'attrice più famosa e pagata in Cina, accusata di evasione fiscale. Pechino ha deciso di aumentare le tasse sugli stipendi degli attori, dal 10% al 40%. Di conseguenza, i film sono più costosi e il mercato cinematografico ha registrato il suo primo declino dal 2011.

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