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FRANCOFORTE - E come in ogni festival, siamo alla lista dei vincitori anche al Golden Tree Documentary Film Festival. Miglior film lungometraggio, Distant constellation di Shevaun Mizrahi, film targato USA ma girato in Turchia. Miglior mediometraggio, But now is perfect dell’olandese Carin Goeijers, miglior corto Lo viejos Heraldos del cubano Luis Alejandro Yero, che vince anche la miglior fotografia. C’è anche il premio al “cortissimo”, che va alla Nuova Zelanda, Home di Benjamin Bryan. La migliore regista è ceca, Helena Trestikova per Forman vs Forman. Il premio del pubblico va a Ido Wiesman, Israele, con Uzzi, e il premio speciale della giuria ad un film cinese, Stammering Ballad di Nan Zhang.

Il tema prevalente è la vecchiaia, analizzata in maniera spietata o affettuosa, in varie parti del globo. Spesso a raccontarla sono registi giovani o giovanissimi, come il talentuoso cubano che vince con il suo saggio finale alla prestigiosa scuola cubana di San Antonio. A volte c’è ironia, spesso il peso di quello che saremo prevale, quasi a ricordarci la sorte che forse ci aspetta. I film sono diversi eppure hanno un racconto abbastanza omogeneo, non cercano di impressionare con tecniche e linguaggi “strani” ma puntano su temi forti. L’unico documentario cinese, anch’esso prodotto dall’Accademia del documentario di Beijing, è la storia del viaggio di un folksinger nato in uno sperduto villaggio, in luoghi remoti della Cina.

Il festival si dimostra, come abbiamo rilevato all’inizio, uno strano oggetto. Cinese, ma realizzato in Germania, internazionale per temi, registi e giurie, ma profondamente cinese per organizzazione e ospitalità. E’ un festival che vuole crescere e che dovrà rapportarsi alle tante realtà che producono documentari nel mondo, e divenire interlocutore attento e curioso. E deve continuare a "pensare" il documentario, così come è avvenuto nell’ultimo Forum, "Dialog with Masters", dove due grandi documentaristi, diversi per provenienza e modi di filmare, si sono confrontati sull’essenza del racconto. Da un lato l’olandese John Appel, documentarista duro e puro che giammai sognerebbe di fare fiction, e il "BBC director" Steve Humpreis, sempre pronto a scoprire personaggi da offrire agli schermi tv.

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