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For Sama di Waad al-Khateab e Edward Watts (UK/Siria), che sarà in sala a febbraio con Wanted Cinema, alla 25esima edizione del MedFilm Festival di Roma si è aggiudicato ben quattro premi: Miglior film nel Concorso ufficiale Amore e psiche, Premio diritti umani Amnesty International, Miglior film sia delle Giurie Universitarie sia della Giuria dei Circoli di lettura delle Biblioteche. Il film, presentato all'ultimo Festival di Cannes e vincitore del Concorso internazionale al Biografilm Festival e in sala a febbraio distribuito da Wanted Cinema, è un viaggio intimo ed epico nell'esperienza femminile della guerra.

Come resistere di fronte all'indicibile? L'umanissima lettera d'amore di una madre alla figlia: la storia vera della regista Waad al-Khateab, che racconta cinque anni di rivolta ad Aleppo, in Siria, attraverso l'amore, il matrimonio e la nascita della piccola Sama. Tutto mentre intorno a lei il conflitto assume dimensioni catastrofiche e deve affrontare una decisione impossibile: fuggire o meno dalla città per proteggere la vita della figlia.

La Giuria del Concorso Ufficiale ha decretato vincitore For Sama con le seguenti motivazioni: “Uno sconvolgente diario che ti fa entrare nel vissuto quotidiano di una delle più inaccettabili tragedie contemporanee. A fronte di uno sguardo oggettivo e documentario, tagliente ed efficace, ciò che resta nella memoria, grazie all'attento lavoro di edizione, è un'umanità vibrante ed empatica capace di sopravvivere in condizioni così avverse. Difficile conservare la propria indifferenza dopo averlo visto”.

Il Premio diritti umani Amnesty International è stato assegnato con la seguente motivazione: “Questo intenso documentario ci ricorda che, mentre tutti già parlano del dopoguerra, la guerra in Siria non è affatto terminata. For Sama descrive nel modo più drammatico possibile l'efficacia della principale tattica usata dalle forze siriane durante il conflitto: assedio, bombe e fame fino alla resa. Una tattica che ha causato sofferenze infinite ai civili, alla quale anche la nascita di una figlia, lungi dall'essere un atto irresponsabile, diventa un atto di resistenza”.

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