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TORINO - Un ragazzo che ha un rapporto forte, persino viscerale, con la natura selvaggia, che ama andare a caccia, che non sa stare fermo, che scrive bene ma preferisce non parlare e che detesta la gente e sceglie la solitudine, retaggio della sua infanzia come pastore, è il protagonista de L’apprendistato (The Young Observant). Il film di Davide Maldi, già visto allo scorso Festival di Locarno, vincitore del Gran Premio della giuria a Italiana.doc, è distribuito dal 7 marzo con Movieday.it - la prima piattaforma italiana di film on demand nei cinema.

Nella durata di 84' Maldi ci porta con questo suo secondo lungometraggio dopo Frastuono all'interno di una scuola molto severa e prestigiosa, l'Istituto alberghiero Rosmini di Domodossola. Qui approda l'adolescente Luca (Luca Tufano), insieme ad altri suoi coetanei, chi più motivato al lavoro di barman o cuoco, chi, come lui, piuttosto estraneo all'esperienza che sta conducendo, insofferente alle regole e al rigore imposti dagli insegnanti per diventare un perfetto servitore. Pulizia e ordine nei vestiti e nei modi, perfezionismo nell'apparecchiare una tavola come nel versare il vino, postura sempre corretta, sorriso stampato sulle labbra.

Secondo capitolo di una trilogia sull'adolescenza - con un terzo film in lavorazione - L'apprendistato osserva e mostra gesti, sguardi, momenti di sospensione, delineando il ritratto di un giovane che malvolentieri sta nei panni che gli sono imposti ma non è ancora capace di dare voce alla sua ribellione. "Mi interessava ragionare sull’idea di iniziazione - spiega Maldi, classe 1983, diplomato alla Scuola romana del fumetto - cercando oggi, all’interno di un contesto specifico e temporalmente definito, una traduzione di quelli che nell’antichità venivano identificati come riti di passaggio. Ho cercato un contesto reale dove un ragazzo era portato ad accelerare il suo processo di crescita imparando da subito un lavoro. L’Istituto alberghiero mi è sembrato estremamente funzionale ed interessante per osservare chi sceglie di imparare un mestiere fatto di regole e disciplina, sottostando alle leggi del mondo del lavoro al fine unico di servire i clienti. Ho deciso di lavorare con i ragazzi della prima classe per registrare e sottolineare il loro cambiamento durante l’anno. In scrittura con Micol Roubini, abbiamo cercato di mostrare il percorso formativo degli alunni attraverso la messa in scena di laboratori pratici, contestualizzandoli in alcune aree del palazzo ottocentesco che ospita la scuola, così da poter scandire al meglio la parabola educativa del protagonista. Ho filmato da solo, gestendo la parte tecnica e organizzativa in solitaria per non invadere troppo la vita scolastica e il normale corso delle cose. Il film è girato a cavalletto e con ottiche cinematografiche fisse degli anni ‘50 per cercare di restituire lo stesso rigore estetico trasmesso dalla scuola".

E l'impatto visivo del film, oltre ai temi e ai sentimenti affrontati, lascia pensare a Ermanno Olmi, a film come Il posto, e ancor di più al successivo Lunga vita alla signora. Mentre Maldi cita il settecentesco Istruzioni alla servitù di Jonathan Swift come fonte letteraria. Quanto alla struttura narrativa, "a cavallo tra l’osservazione di ciò che esiste e ciò che è la narrazione, non è quella di un documentario d’assalto. L’apprendistato è un film cercato, ritrovato e sviluppato nella realtà".

Sostenuto da Mibact e Siae, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – copia privata per i giovani, per la cultura”, è prodotto da Invisibile Film, L'Altauro e Red House Produzioni. La distribuzione estera è affidata a Slingshot Films. La colonna sonora è firmata da Freddie Murphy e Chiara Lee.

Leggi anche l'articolo di Cinecittà News da Locarno

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