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Il regista e sceneggiatore Alessandro Leone, dopo aver vinto il Nastro d'Argento Speciale per Fuoriscena, torna con Storie di pietre (18 gennaio a Frascati, Teatro Capocroce, il 6 febbraio a Milano al Cinema Beltrade). Girato nei 9 mesi successivi alle forti scosse che hanno colpito l'Italia centrale nel 2016, il documentario descrive il fragile rapporto tra uomini e territorio attraverso il recupero del patrimonio artistico. Storie di pietre si è aggiudicato il Premio Rai come miglior documentario di attualità al 67° Trento Film Festival, è stato inserito nella selezione ufficiale del Torino Cinemambiente e scelto tra gli 8 documentari italiani nella selezione ufficiale del Cardiff Italian Film Festival.

Il film intreccia luoghi e storie connesse dal sisma. Un crocefisso da riassemblare per la processione patronale, una tela in parte sepolta sotto le pietre che conservano i segni di tradizioni ataviche, diventano emblemi di resilienza, difesa di una cultura che vuole rimanere viva. Luoghi riservati ed estranei al grande pubblico vengono aperti e svelati dalla macchina da presa del regista che per la prima volta ci dona un punto di vista nuovo e sempre in bilico tra la distruzione e la rinascita. Il Deposito di Santo Chiodo a Spoleto è il luogo silenzioso in cui vengono prestate le prima cure al patrimonio artistico. I frammenti, dispersi tra le macerie, vengono raccolti nel tentativo di ricostruire l'immagine perduta. A mille metri di altitudine, un monaco vive nel rispetto della regola ora et labora e da 20 anni ripara la sua abitazione dopo ogni scossa. Una vita solitaria vissuta in armonia con il territorio. La natura premia l'eremo e lo erge a esempio da seguire. La struttura non ha infatti subito danni significativi, rinforzata dal lavoro costante del suo abitante e dalla necessità di un uomo di costruire una casa che non sia solo di pietra.

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