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28 febbraio 2020, Salle Pleyel, Parigi: la data e il luogo sono quelli ufficiali per la cerimonia dei premi César di quest’anno, ma a pochi giorni dall’evento una bufera s’abbatte sui ruoli apicali, accusati di una "gestione opaca ed elititaria”, così riporta Le Monde, che pubblica un appello, a firma di oltre 400 artisti e professionisti del cinema d’Oltralpe, portando così alle dimissioni collettive dei vertici: non senza destar sorpresa, l'Accademia che organizza gli “Oscar di Francia” ha fatto un passo indietro e lasciato la missione. L'elenco dei membri dell'Accademia, 4700 professionisti del cinema, è segreto: servono due sponsor interni, e aver partecipato ad almeno tre film in cinque anni, per esserne parte. 

Marion Cotillard, Gilles Lellouche, Bertrand Tavernier, Omar Sy, questi alcuni dei firmatari dell’appello: il testo pubblicato dal quotidiano francese chiede un rinnovo completo dei vertici, a seguito di alcuni episodi scatenanti; secondo quanto riferito dall'attrice Marina Fois, infine è stato il rifiuto da parte dell'Accademia di prendere come madrina, per un giovane attore, la scrittrice Virginie Despentes. 

Con la tabula rasa dei vertici, l'Accademia dei César ha spiegato di voler favorire il "ritorno alla serenità e rendere la festa del cinema una celebrazione", infatti "queste dimissioni collettive - spiega il comunicato - consentiranno un completo rinnovamento della gestione". Tra i punti sollevati su Le Monde ci sono "disfunzioni", "opacità dei conti", statuti basati sulla "cooptazione". Nei prossimi giorni il Centre National de Cinéma lavorerà al rinnovamento dell'Accademia e alle modifiche dello statuto, con la promessa di una rivoluzione nel nome di trasparenza e parità, infatti, a questo proposito, l'edizione di quest'anno dei César s’era già annunciata calda con le 12 nomination a J'accuse di Roman Polanski, dopo che il regista era stato oggetto di ennesime accuse di violenza sessuale, oltre ad annoverare tra i membri della direzione dell'Accademia - 47 professionisti, di cui 39 uomini, altro spunto di tensione in un momento in cui si sente l’esigenza della parità anche nel cinema. 

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