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"Pupi Avati è una persona deliziosa e di grande sensibilità umana e intellettuale, un maestro del cinema che ha scritto di getto una lettera commovente e visionaria alla Rai. Parlando con lui in privato è emerso un bisogno comune di contenuti che affondano le radici nella storia e nella cultura del nostro paese. E' una vicinanza che non può che farmi piacere". Ad affermarlo, intervistato da 'La Verità', è il presidente della Rai Marcello Foa, commentando la proposta del regista Pupi Avati di cambiare i palinsesti e, approfittando della crisi, avviare una fase di crescita culturale programmando film, concerti e biografie dei grandi artisti, molti dei quali sconosciuti alle giovani generazioni.

"Sono felice di annunciare - aggiunge Foa - che intanto Rai 1 dedicherà al grande cinema due serate a settimana: ogni martedì pellicole internazionali e il venerdì la commedia all'italiana". Fra i titoli in programma, Pavarotti di Ron Howard. Subito dopo Foa, a proposito dell'affermazione di Avati sulla mancanza di sintonia tra i palinsesti televisivi e la realtà quotidiana dei telespettatori, replica: "Quella di Avati è una giusta provocazione intellettuale. Ma credo che non si possa semplificare troppo. La Rai sta compiendo uno sforzo incredibile, riconosciuto anche all'estero, per modificare i palinsesti nel pieno di un'emergenza con forti ripercussioni sull'attività dell'azienda stessa. Sono sparite intere produzioni. Non è stato più possibile avere il pubblico in studio. Gli ospiti partecipano solo dall'esterno. Oggi la sfida principale è assecondare le esigenze del paese, cercando di mantenere qualità nell'emergenza. La Rai è un colosso di 13.000 dipendenti con un numero notevole di canali televisivi e radiofonici. L'azione di un grande esercito non si modifica schioccando le dita. Più si è grandi e più la flessibilità è complessa. Dobbiamo saper coniugare equilibrio e dinamismo".

Facciamo, prosegue Foa, "ciò che è possibile con i mezzi a disposizione. Per esempio, assicurando un palinsesto informativo completo e puntuale. La situazione evolve molto velocemente e informare la popolazione spiegando le normative per noi è un compito di assoluta priorità. Altre emittenti europee hanno subito maggiormente le limitazioni imposte dalle esigenze di sicurezza, finendo per ridurre addirittura l'informazione".

Quanto all'obiezione che la Rai avrebbe comunque fatto poco, Foa spiega: "Parlare a bocce ferme è semplice, agire nell'emergenza lo è meno. Ci rendiamo conto che il Paese, oltre all'informazione, ha bisogno del conforto della cultura, della leggerezza, dell'intrattenimento e persino di distrazione. In questo momento stiamo operando con 4.500 persone in smart working e con pesanti limitazioni per le troupe da mandare in giro. Abbiamo dovuto chiedere alcuni studi, e anche normali strumenti di produzione sono paralizzati o drasticamente inibiti. Infine, non si possono girare il film e fiction". Un motivo in più, si domanda a Foa, per attingere al serbatoio delle Teche Rai. Ecco la risposta: "Che sono un patrimonio enorme e ben gestito da Maria Pia Ammirati, come dimostra il successo di Techetechetè e di altri programmi che vi attingono. Ma sono operazioni che non si possono improvvisare dall'oggi al domani: parliamo di archivi enormi con vincoli derivanti da tecnologie analogiche e in formati diversi da quello attualmente in uso".

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