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Si chiama "Location negata" una delle sezioni più attese dell’Ischia Film Festival, in programma sull’isola in versione ibrida, in parte in presenza e in parte online, dal 27 giugno al 4 luglio. Sedici i film in gara, inchieste appassionate e reportage intensi, uniti da un sottile filo rosso: il desiderio di raccontare sul grande schermo vicende in chiaroscuro in larga parte inedite. Da un villaggio curdo in ginocchio per le conseguenze di un terremoto (The absence di Fatemeh Zolfaghari) all’Amazzonia sfruttata dalle multinazionali petrolifere (All eyes on the Amazon di Andrea Marinelli). Si parla di riscaldamento globale e futuro del pianeta, non senza una chiave irresistibilmente satirica, in Icemeltland Park di Liliana Colombo. E’ un viaggio nelle tensioni del Libano Bruxelles-Beyrouth di Thibaut Wohlfahrt e Samir Youssef. Compagni di viaggio di Sara De Martino, si occupa del tema dell’immigrazione in chiave onirica e poetica. Costruisce una metafora sull’inasprimento dei rapporti sociali in Egitto Henet ward di Morad Mostafa. C’è poi la surreale vicenda dei bambini soldato del Myanmar, addestrati sin dalla più tenera età, raccontata da In this land we’re briefly ghosts di Chen-Wen Lo. E ancora: un drammatico sguardo sulle condizioni inumane delle carceri in Sierra Leone ispira El infierno di Raúl de la Fuente Calle. Non mancano pellicole in grado di portare alla luce aspetti inquietanti sul territorio italiano, come Il muro bianco di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, che indaga sulla presenza dell’amianto nelle scuole italiane. The old man and the singer di Amir Osnalou apre invece uno squarcio doloroso sulla guerra in Siria. Decisamente attuale anche Pizza Boy di Gianluca Zonta, che – raccontando la vicenda di Saba, un fattorino delle pizze a Bologna - denuncia la mancanza di diritti e lo sfruttamento degli immigrati. Il dramma delle sparatorie nelle scuole americane è al centro di Safety di Fabrice Joubert. Ancora immigrazione, in un paese della costa ionica calabrese, nel cortometraggio Schiavonea di Natalino Zangaro. E’ una storia di resistenza, in un piccolo villaggio greco, A simple life di Myrto Papadogeorgou e Robert Harding Pittman. Un anziano che vaga nelle strade di Istanbul è invece il protagonista di Sycamore di Mehmet Tığlı. E’ dedicato a un padre afgano, costretto a crescere da solo i suoi figli in assoluta povertà il documentario When mom is gone di Zeynep Gulru Kececiler.

Spiega il direttore artistico Michelangelo Messina: "Nel focalizzare l’attenzione sulle opere che valorizzano i territori in cui sono state girate, il festival non dimentica il rovescio della medaglia: il cinema che solleva dubbi e riflessioni sulle sulle contraddizioni e le violazioni dei diritti umani nella nostra società".

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