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E' ancora polemica sul film La mafia non è più quella di una volta, presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2019, dove si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria, e uscito nelle sale distribuito da Luce Cinecittà il 12 settembre dell'anno scorso. Oggi, in occasione dell'uscita sulla piattaforma MioCinema, questo weekend, il regista accusa di censura Rai Cinema, che inizialmente aveva aderito al progetto per poi decidere di ritirare il logo dopo aver visto il film. Rai Cinema aveva spiegato all'epoca - e ribadisce oggi - che, pur rispettando la libertà di espressione dell'autore, con cui aveva lavorato più volte in passato, non aveva potuto vedere la versione definitiva inviata direttamente dal regista alla Mostra di Venezia per la proiezione in anteprima mondiale e che, solo dopo aver potuto visionare il film, aveva rilevato che nella parte finale conteneva elementi non prospettati e condivisi in fase progettuale che seminano dubbi e illazioni sulla famiglia Mattarella, attribuendo persino una connotazione di omertosità al Presidente della Repubblica per non aver commentato una sentenza sulla trattativa Stato-mafia (sentenza che Mattarella non avrebbe in alcun modo potuto commentare, come spiegò a suo tempo il Quirinale). A quel punto Rai Cinema avrebbe esercitato la sua facoltà di esprimere il proprio dissenso alla controparte, rispetto a contenuti non condivisibili e ritenuti potenzialmente offensivi, utilizzando le proprie prerogative contrattuali senza arrecare alcun danno al film in termini di uscita nelle sale e di visibilità.

Il racconto di questo seguito ideale di Belluscone. Una storia siciliana, prende le mosse dal 25° anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio, nel 2017. Protagonista è ancora una volta l'impresario sui generis Ciccio Mira, lo stesso di Belluscone. Mira, da un lato si dichiara nostalgico della ''mafia di una volta'', dall'altro sembra voler dare il suo contributo alla celebrazione dei due giudici eroi, organizzando un singolare e contraddittorio evento nel quartiere Zen di Palermo, 'I neomelodici per Falcone e Borsellino''. Coprotagonista del film è Letizia Battaglia, la celebre fotografa oggi ultraottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal 'New York Times' una delle ''undici donne che hanno segnato il nostro tempo'' e sulla quale Maresco ha recentemente realizzato un altro documentario.

Domenica sera, Maresco, presentando il film sulla piattaforma MioCinema, a colloquio con Emiliano Morreale, nel giorno dell'anniversario della strage di Via D'Amelio (avvenuta il 19 luglio 1992) in cui persero la vita Paolo Borsellino e la sua scorta, ribadisce l'attacco contro Rai Cinema e sottolinea come mai il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sia intervenuto in polemica contro il film o "abbia scritto a me anche solo un rigo". Inoltre il regista palermitano lancia un appello ai colleghi, da Bellocchio a Gianni Amelio, da Avati a Virzì, affinché intervengano a suo sostegno. 

Maresco minaccia di fare causa a Rai Cinema, come aveva spiegato l'altro giorno in una conferenza stampa a Palermo. "In qualsiasi altra parte del mondo - sostiene l'avvocato di Maresco, Antonio Ingroia - sarebbe impensabile quello che è accaduto. Ci sarebbero state delle reazioni a questo intervento tecnicamente censorio. La Rai si comporta come una madre che non vuole riconoscere il figlio". Tra le azioni prospettate dall'avvocato Ingroia: "La richiesta di intervento da parte della commissione di Vigilanza Rai, che potrebbe agire anche motu proprio, o un'azione legale civile e/o penale". Infine, Maresco si rivolge allo stesso presidente della Repubblica: "Ma mi rivolgo direttamente a Mattarella, pietra dello scandalo involontaria di questo film. Mi rivolgo a lui per chiedere alla Rai il rispetto dell'art. 21 della Costituzione di cui è garante".

Rai Cinema respinge fermamente ogni accusa di censura. "La mafia non è più quella di una volta, contrariamente a quanto afferma l'autore, non ha subito alcun blocco né danno", si legge in una nota. "Da mesi la società, e in particolar modo i suoi dirigenti, è sottoposta a continui attacchi da parte del signor Franco Maresco, autore con il quale Rai Cinema ha collaborato a lungo, partecipando alla produzione di molti dei suoi lavori. Il signor Maresco, con diverse comunicazioni scritte e verbali dal tono offensivo e velatamente minaccioso, che ci riserviamo di rendere pubbliche, lamenta discriminazioni inesistenti e sostiene di avere subìto una censura da parte di Rai Cinema. Per la realizzazione del film La mafia non è più quella di una volta, la società ha assicurato al regista la più ampia autonomia e libertà espressiva nell'ambito del progetto presentato e condiviso. Così come avviene per tutti i film a cui Rai Cinema partecipa. Al termine di un lungo e tormentato processo produttivo, il film - non ancora visionato da Rai Cinema nella sua versione definitiva - è stato inviato direttamente dal regista al festival di Venezia. Quando Rai Cinema ha potuto finalmente vederne la versione presentata al festival, ha rilevato che il film era rispondente solo in parte al progetto condiviso (specificamente alla parte che coinvolgeva Letizia Battaglia) e che conteneva elementi non condivisi che seminavano dubbi e illazioni potenzialmente offensivi nei confronti della figura del Presidente della Repubblica, alludendo perfino ad un silenzio omertoso del Presidente. Tali elementi hanno indotto Rai Cinema a inibire l'utilizzo del proprio logo aziendale, senza che questo peraltro precludesse in alcun modo la presentazione del film alla Mostra del Cinema di Venezia 2019 e la sua distribuzione nelle sale". 

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