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Era nato a Milano, 100 anni fa, aveva frequentato l’Accademia Silvio D’Amico

Maestro del palcoscenico teatrale, Gianrico Tedeschi annovera 45 titoli per il grande schermo: l’ultimo, in ordine di tempo, Viva la libertà (2013) di Roberto Andò, ma il primo fu Il padrone del vapore (1951) di Mattoli, e – nel mentre – alcuni sono stati Adua e le compagne di Pietrangeli, Il federale di Luciano Salce, Brancaleone alle crociate e Temporale Rosy di Mario Monicelli.

E poi il doppiaggio, la prosa radiofonica e televisiva, Carosello, e il teatro, suo palcoscenico d’elezione, “assi” su cui esordiva nel ’47, scelto e diretto da Giorgio Strehler. L’ultimo impegno ufficiale in teatro è stato con Dipartita finale, un titolo simbolico, con la regia di Franco Branciaroli. 

La sua casa di Crabbia di Pettenasco, sul Lago d’Orta, l’ha visto spegnersi nella serata di ieri

L’esordio del maestro Tedeschi avvenne in un lager - giunto dopo essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò – in cui trovò compagni d’arte come Giovanni Guareschi e Enzo Paci: ha attraversato il Novecento e lo ha rappresentato, nel nome della propria fedeltà a principi etici e civili, oltre che artistici, con ironia e umanità. La recitazione è stata una passione fin da piccolo, quando il padre lo portò a vedere Ermete Zacconi che recitava in Spettri di Henrik Ibsen e, come ha detto tante volte, rimase colpito dalla forza della verità, dal realismo di ciò cui aveva assistito.

Tedeschi ha saputo passare dai classici a Pirandello, da Goldoni a Ionesco: il personaggio di Oldfiel ne La compagnia degli uomini buoni di Bond, con Ronconi, gli valse l'ultimo premio come Miglior Attore dell'Anno nel 2011, aveva 91anni

Gianrico Tedeschi, oltre un prezioso spaccato d’arte di oltre 70 anni, lascia anche il libro-intervista biografico, Teatro per la vita, realizzato con Enrica, una delle sue due figlie.   

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