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Bianco & Nero, la rivista del Centro Sperimentale di Cinematografia diretta da Felice Laudadio, ha dedicato un numero monografico a "Cinema e Covid". Per presentarlo si sono riuniti alla Casa del Cinema (e in diretta Facebook) lo stesso Laudadio, con la sceneggiatrice Silvia Napolitano, il regista Francesco Bruni, i critici Enrico Magrelli e Alberto Crespi, anche redattore capo di Bianco & Nero.

Particolarmente pessimista Felice Laudadio sulle trasformazioni in atto, con la chiusura delle sale e gli incassi in salita di piattaforme come Amazon, Netflix e Disney. Si sono accentuati, afferma Laudadio, spostamenti societari tutti nel segno della concentrazione, con le mire di Apple su Netflix, mentre a Hollywood si registrano licenziamenti di massa (si parla di 32.000 persone) e migliaia di sale chiuse (700 schermi). "Immagino un futuro molto nero per le sale - aggiunge il direttore del Csc - Dopo questa crisi non riapriranno più, mancherà il prodotto, mancheranno i blockbuster. Ci si deve aspettare così un radicale cambiamento mondiale del sistema cinema, mentre paradossalmente la Cina resta l'unico paese al mondo che è riuscito invertire la tendenza: ha un Pil in crescita del +4,9%, cinema riaperti e un box office che per la prima volta supererà quello americano".

Francesco Bruni con il suo nuovo film Cosa sarà è diventato il simbolo del lockdown al cinema (appena uscito, dopo l'anteprima alla Festa di Roma, è incappato nella chiusura delle sale per decreto): "Spero tanto che quando riapriranno le sale ci sarà la fila, anche perché considero i cinema l'unico luogo di vera fruizione. Ho visto diversi film in streaming - continua il regista e sceneggiatore - e non trovo la qualità che si trova al cinema. Mi sembra compulsivo chi vede una serie tv per poi gettarsi subito dopo su un'altra. Non mi piace insomma la tendenza di chiudersi in casa, ordinare qualcosa da mangiare, ingozzarsi di cibo e immagini. A differenza di Felice Laudadio, ho speranza. Ci sarà - conclude - probabilmente una nuova leva di sceneggiatori che si sono formati sulle piattaforme".

E se Silvia Napolitano ha avvertito che non si dovrebbe prendere la pandemia come tema di narrazione cinematografica, Enrico Magrelli riflette: "La crisi delle sale era già in atto prima della pandemia, un processo su cui forse non si è riflettuto abbastanza. Insomma quali spettatori avremo? Credo che nelle grandi major sia ormai in atto l'avvicendamento di nuove figure professionali: il segno che l'industria si riposiziona. Non solo le grandi produzioni sentono ormai sempre meno il bisogno delle sale, penso al caso di Disney+ che produce e poi manda tutto direttamente sulle piattaforme. Questo non è del tutto negativo. Chi, se non Netflix, avrebbe scommesso su un film difficile come Mank di David Fincher che narra la realizzazione di Quarto potere di Welles? Il fatto - conclude Magrelli - è che lo schermo si sta rimpicciolendo e che noi stiamo vivendo un momento di cambiamento epocale".  

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