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CANNES - “Ho amato questo personaggio chiaro/scuro e ho cercato di elevarlo oltre il fascino”, dice Bruno Dumont di France, nome della protagonista del suo film omonimo, interpretata da Léa Seydoux, una giornalista in equilibrio/bilico nei meccanismi della macchina mediatica, tra le luci patinate dello studio e i reportage nei luoghi difficili della terra. 

Il regista ha presentato con France - il cui titolo originale era Par un demi-clair matin, a richiamare l'opera postuma di Charles Péguy – un personaggio e una storia che mira a denunciare il narcisismo e il sensazionalismo promossi dall’universo dei media e dai social network, cercando di tracciare una valutazione dello stato della società francese alla vigilia di un'elezione, per cui  si segnala anche la partecipazione del presidente Emmanuel Macron, reale protagonista di una piccola sequenza, tra le primissime, quella che ci presenta proprio France de Meurs. 

“La mia critica per i media è nei confronti del grottesco: il cinema è una forma di finzione, come la televisione, e poi c’è la realtà. Con il personaggio televisivo di France restituisco l’aspetto artificiale, mentre, per un altro verso, doveva essere molto realistica. In tv c’è un aspetto molto sofisticato, quasi cinematografico: il giornalista che conduce è anche un pò attore. Ho voluto così mostrare l’aspetto artificiale e superficiale”, continua Dumont. 

Il film in Concorso sceglie una narrazione lineare, ma opaca per riuscire a innescare empatia: la stessa Seydoux, seppur sia da riconoscere il doppio profilo cui fa rifermento Dumont, non riesce a restituire un flusso emotivo a più sfumature, nonostante – tra l’altro – le sequenze di eventi radicalmente opposti che la chiamano in causa in prima persona, dall’essere una stella mediatica pubblicamente riconosciuta all’affrontare una delle più lacerati perdite personali della sua vita, addirittura riuscendo – pare di intuire - a compiacersi della depressione per provare almeno qualcosa... . “Il lavoro mi ha uccisa. Il lavoro mi ha fatto rimandare il presente”, recita in una battuta del film la protagonista. 

“Léa è una persona tanto determinata quanto semplice, per cui il personaggio è stato una naturale conseguenza”, spiega il regista della sua attrice, assente a Cannes poiché in quarantena da virus.

“Io conosco la macchina del giornalismo e questo è un film contro i meccanismi, non contro le persone, che spesso fanno un mestiere molto complesso”, spiega Dumont.  

Un aspetto che, va detto, porta per mano la messa in scena è la colonna musicale, affidata a Christophe, pseudonimo di Daniel Bevilacqua, cantautore francese di origine italiana: “Ho lavorato con lui e Jana, un personaggio misterioso: abbiamo deciso di lavorare insieme scegliendo di ‘supportare’ sempre la protagonista, l’effetto è stato un sound incredibile. La musica ha conferito statura ai personaggi, è stata la possibilità di rendere degna di nota France, profilo estremamente complesso”, ribadisce l’autore. 

France è un’opera coprodotta da Francia, Belgio, Germania e Italia, per quest’ultima da Ascent Film: sarà distribuita nelle sale francesi da ARP Sélection dal 25 agosto 2021. 

 

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