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Nel 2018, all’uscita di Halloween, gli appassionati della saga horror iniziata trionfalmente da John Carpenter quarant’anni prima sembravano avere avuto quella che poteva sembrare una delle migliori chiusure possibili. Aspettative subito tradite dall’ottimo successo al botteghino, che hanno trasformato il film diretto da David Gordon Green nel primo di una trilogia, che vede oggi il suo secondo capitolo, Halloween Kills, presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Le ragioni commerciali alla base di questa scelta sono state sempre lampanti, come afferma lo stesso regista: “Nel 2018 l’idea era di fare un film che potesse essere un finale della saga. Se fosse stato apprezzato, ne avremmo fatto una trilogia. Visto il successo di quel film, abbiamo scritto il secondo e presto inizieremo a produrre il terzo, Halloween Ends”.

In questa dinamica si nasconde l’elemento che più indebolisce questo nuovo capitolo, rendendolo di fatto, molto meno convincente del predecessore. L’inizio in medias res, che si collega direttamente al finale del film precedente ha un duplice doppio svantaggio. Da una parte, provoca la fastidiosa sensazione di rendere vano quanto di buono fatto nel primo capitolo, rovinando un finale epico che vantava una Jamie Lee Curtis in forma eccezionale; dall’altra parte ci priva di un vero e proprio primo atto: il film ci butta fin da subito nel massacro provocato da Michael Myers, miracolosamente sopravvissuto all’incendio, e così i personaggi vengono trucidati uno dopo l’altro alla prima occasione come carne da macello verso cui è difficile provare alcuna empatia.

La stessa Jamie Lee Curtis, presente a Venezia per ritirare il Leone d’oro alla carriera, è ridotta a fare da sparring partner al resto del cast che, per l’occasione, è riesumato per intero dal film originale di Carpenter. Nel film, infatti, il regista ha voluto sperimentare un meccanismo di “cerchi concentrici della paura”, che portano il terrore dalla dimensione individuale e familiare a una comunitaria e collettiva. Questa volta sarà tutta la cittadina di Hoddenfield a cercare di unire le forze per combattere il “male puro”. Il risultato però è una sorta di populismo dell’orrore, fatto di slogan vuoti e scelte sconsiderate, in una crescita climatica che porta la massa a perdere completamente ogni nesso logico con la realtà, ricordandoci tristemente i fatti avvenuti, per esempio, a Capitol Hill.

“In tutto il mondo vediamo una rabbia collettiva contro il sistema – spiega l’attrice - c’è una battuta nel film: ‘il sistema è spezzato’. Ed è così per davvero. Le persone stanno protestando in tutto il mondo. E mi piacerebbe scommettere su questo regista, perché nel prossimo film porteremo il discorso a livelli esistenziali molto più alti”. Non può essere che questa la speranza di tutti gli appassionati, nella consapevolezza che spesso accada che in una trilogia il capitolo di mezzo sia un po’ “di passaggio” nell’ottica di preparare un finale esplosivo.

In margine al film, non si può non sottolineare il grande carisma di Jamie Lee Curtis, pronta ancora a mettersi in gioco, dopo una carriera che quest’anno viene giustamente celebrata con il Leone d’oro. “Il premio mi onora molto, ma la mia carriera non è affatto conclusa – afferma – non mi sono mai sentita più creativa di come sono ora. I miei tre film più importanti? Halloween, Un pesce di nome Wanda e True Lies. Ai quali aggiungo Una poltrona per due: sono stupita di sapere che in Italia è un cult tanto apprezzato, e mi stupisce ancora di più immaginare i ragazzini che alla vigila di Natale hanno a che fare con la mia bellissima versione 21enne. Devo molto a John Landis, quando mi scelse ero solo un’attrice da film horror, lui diede il via alla mia carriera”.

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