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La 40ma edizione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone ci ha fatto conoscere una grande personalità del cinema tedesco degli anni '20 caduta nell'oblio. Si tratta di Ellen Richter, un'attrice capace di passare con uguale bravura da un genere all'altro, dotata di un forte magnetismo. Nel film Moral, diretto Willi Wolff nel 1928 (foto), in programma giovedì 7 ottobre, alle ore 21 al Teatro Verdi, è la star di una compagnia teatrale che viene bandita dalla cittadina in cui voleva portare una rivista giudicata troppo piccante dai bacchettoni del posto. Ninon d'Hauteville, questo il nome della soubrette, trova però impiego come insegnante di piano e, neanche a dirlo, a fare la fila per le sue lezioni sono soprattutto quegli stessi benpensanti che in pubblico ne chiedono l'allontanamento. Per vendicarsi allora Ninon filma di nascosto le loro visite. C'è una sequenza memorabile in cui uno dei clienti chiuso in una toilette distrugge il corpo del reato facendo il filmato a pezzettini e gettandoli ad uno ad uno nel water scaricando ogni volta lo sciacquone.

Moral è preceduto da un corto, Die Schönsten Beine von Berlin (le più belle gambe di Berlino) che ci porta in quel mondo della rivista da cui la Richter e il marito Willi Wolff provenivano. L’accompagnamento musicale dal vivo è di Donald Sosin al piano e Frank Bockius alle percussioni.

Di Carmine Gallone, uno dei registi più noti e prolifici del cinema italiano, con una carriera lunghissima che si snoda tra il 1914 e il 1962, le Giornate presentano, alle 10.30 con l’accompagnamento musicale di Gabriel Thibaudeau, un'opera poco nota, L’ombra di un trono, del 1921, che anticipa la rassegna sulla Ruritania dell'anno prossimo. Sotto la denominazione di questo paese immaginario, tra l’Europa centrale e i Balcani, si sviluppò tra gli anni '10 e '20 del Novecento tutto un genere tra avventura, fiaba, romanticismo, spionaggio e intrighi di corte, influenzato sia dal successo di una letteratura popolare che dall'interesse del pubblico verso le vicende delle case regnanti europee. Protagonista è Soava Gallone, moglie del regista dal 1911, sua musa negli anni del muto e in seguito attiva collaboratrice. Anche in questo caso, il lungometraggio è preceduto da un corto della Cineteca del Friuli, Il giglio nero, del 1913, un poliziesco italiano che ebbe una grande distribuzione all'estero.

 

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