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"Dopo l’anteprima fuori concorso alla Mostra di Venezia, La scuola cattolica - si legge in un comunicato dei 100autori - il film di Stefano Mordini, (scritto da Massimo Gaudioso, Luca Infascelli e dallo stesso Mordini) tratto dal romanzo di Edoardo Albinati, incappa, alla vigilia del debutto in sala, in un inaccettabile episodio di censura: un divieto ai minori di 18 anni, che la recente Commissione “di revisione cinematografica” ha giustificato  asserendo: "Il film presenta una narrazione filmica che ha come suo punto centrale la sostanziale equiparazione della vittima e del carnefice. In particolare i protagonisti della vicenda pur partendo da situazioni sociali diverse, finiscono per apparire tutti incapaci di comprendere la situazione in cui si trovano coinvolti. Questa lettura che appare dalle immagini, assai violente negli ultimi venti minuti, viene preceduta nella prima parte del film, da una scena in cui un professore, soffermandosi su un dipinto in cui Cristo viene flagellato, fornisce assieme ai ragazzi, tra i quali gli omicidi del Circeo, un’interpretazione in cui gli stessi, Gesù Cristo e i flagellanti vengono sostanzialmente messi sullo stesso piano. Per tutte le ragioni sopracitate la Commissione a maggioranza ritiene che il film non sia adatto ai minori di anni diciotto.”Un giudizio moralistico che mal interpreta una sequenza del film, per esprimere una valutazione fortemente critica e censoria: il film è diseducativo per i minori di 18 anni, secondo la commissione.100autori e Unita respingono questa motivazione anacronistica. La sostanziale "equiparazione tra la vittima e il carnefice", anche laddove ci fosse, deve far parte della libertà d'espressione di un autore che nessuno ha il diritto di censurare. Poi saranno gli stessi autori ad assumersene ovviamente la responsabilità di fronte alla società, al pubblico e alla storia. Entrambe le associazioni hanno a cuore la tutela dei minori, quanto i membri della commissione, ne rispettano gli obiettivi e concordano con l’intenzione di tutela, ma in questo caso è la motivazione a non essere condivisibile per la sua formulazione che esubera la funzione di tutela della commissione stessa. Le associazioni chiedono l’apertura di un nuovo tavolo per riaprire una modifica al decreto, a prescindere da questo caso specifico, e rivedere il sistema di classificazione, che potrebbe avere ripercussioni importanti per tutto il comparto in futuro".

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