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Nel 1959 il fotografo Caio Mario Garrubba ottiene il visto per la Cina in occasione del decimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. In quel momento la Cina è un territorio ambito e difficile per le visite. Garrubba è il secondo fotografo europeo a varcarne il confine per un reportage. Il primo è stato un suo amico, e grande estimatore: Henri Cartier-Bresson.

In quel viaggio di circa quaranta giorni - da fine settembre a metà novembre 1959 - Garrubba scatta 4198 foto, divise in 125 rullini. Ne trarrà un reportage destinato a fare epoca, e anche un libro I Cinesi. Questa raccolta importantissima, per i risultati estetici e la documentazione storica, la serie “Cina”, è stata completamente digitalizzata e catalogata dall’Archivio Storico Luce e viene ora interamente pubblicata e resa visibile online sul sito www.archivioluce.com.

Garrubba arriva a Pechino pochi giorni prima dell’inizio dei festeggiamenti del decimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese che si celebrerà con una grande manifestazione a piazza Tienanmen il 1 ottobre 1959, con una grande parata militare, cortei di operai e contadini, studenti e atleti, e una folla enorme di 700.000 persone. Garrubba scatta le foto di quei giorni: la riunione celebrativa nella Grande Sala del Popolo con circa 10.000 partecipanti, alla presenza di numerose delegazioni internazionali in rappresentanza di partiti e di governi comunisti; i festeggiamenti serali in piazza Tienanmen, con balli e fuochi d’artificio,  gli spettacoli ginnici, la partita di calcio Cina-Russia, l’arrivo di Krusciov il 30 settembre del 1959, accolto da Mao all’aeroporto di Pechino. Garrubba scatterà una foto che diventerà famosa, anche per la posa davvero poco usuale: Krusciov e Mao ripresi di spalle. 

"Le persone importanti che ho fotografato mi stavano sempre antipatiche” dirà il fotografo stesso qualche anno dopo. Sono infatti le persone semplici che sceglie di fotografare in grande parte del suo viaggio. Tra le foto iconiche dei festeggiamenti c’è una ragazza che si abbandona al ballo con gli occhi chiusi e sognanti: è il segno distintivo di Garrubba nel cogliere l’emozione, catturare i più reconditi sentimenti attraverso quella fotografia che lui definiva “la stradale”, una fotografia scattata per strada.

"È necessario, assolutamente necessario che questo attimo, l’attimo dello scatto e della presa di conoscenza, sia un attimo-emozione… come se l’obiettivo fosse l’occhio e i suoi stimoli e i suoi prolungamenti immediati al cervello, al cuore e ai sensi" scrive Goffredo Parise nella prefazione che accompagna la pubblicazione de ‘I Cinesi’ nel 1960.

Sono gli anni del Grande Balzo in Avanti e Garrubba ci offre una panoramica a trecentosessanta gradi sulla Cina di Mao: visita mercati, porti, stazioni, templi buddisti, case private, teatri tradizionali, scuole d’infanzia, di danza classica, università, sale da tè, mense e locali pubblici, botteghe e negozi. Garrubba gira e fotografa le città brulicanti di biciclette, risciò, carretti per il trasporto delle povere merci, filobus urbani, treni, a cui si alternano le caratteristiche pagode della Città Proibita di Pechino, con i bellissimi tetti in ceramica, i palazzi storici del Bund di Shanghai e le movimentate imbarcazioni. Da una terrazza a Shanghai scatta decine di foto alle persone che passano nel loro fare quotidiano, cogliendo volti, quotidianità, vite. A Wuhan scatta vivide immagini dell’industrializzazione, negli impianti siderurgici e negli altiforni delle acciaierie, a Nanchino racconta la collettivizzazione agricola e le “squadre di produzione” nella raccolta delle radici di riso. Le sue foto sono una testimonianza rara e un affresco impareggiabile della Cina maoista, a pochi anni dall’inizio della Rivoluzione Culturale. E sono una finestra del tutto particolare da cui apprezzare la statura di questo gigante della fotografia internazionale, uno dei più grandi di tutto il XX secolo, come si incarica di mostrare ancora in questi giorni la grande mostra fotografica ‘Caio Mario Garrubba – FREElance sulla strada’ a Roma a Palazzo Merulana, che molti nuovi ammiratori del lavoro di questo fotografo e reporter sta generando da tutta Italia.

L’intero Archivio fotografico di Caio Mario Garrubba, acquistato dall’Archivio Luce nel febbraio 2017, comprende 60.000 negativi e 40.000 diapositive. La serie “Cina” è la prima collezione digitalizzata, catalogata e pubblicata online su archivioluce.com e segna un ulteriore contributo alla conoscenza di questo straordinario valore della fotografia, e  al suo inserimento nelle più importanti pagine di storia di quest’arte.

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