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“Tranquilli, il cane non muore!”: recita così il poster ufficiale italiano di Io e Lulù, il primo film da regista di Channing Tatum (a quattro mani con lo sceneggiatore di Magic Mike Reid Carolin). Una scelta di marketing interessante che ci permette di capire un po’ di più del semplice posizionamento sul mercato di questo film. Il tentativo è evidentemente quello di smarcarsi e, al tempo stesso, richiamare pellicole similari, diventate cult per i loro finali strappalacrime: da una parte Hachiko, dall’altra Io & Marley, del quale l’adattamento italiano arriva addirittura a fare un calco del titolo (in originale Io e Lulù è solo Dog).

Tranquilli, – sembrano dire i curatori del marketing, gli autori e i produttori – qui non abbiamo un elegante Richard Gere o un buffo Owen Wilson. Qui ci sono i muscoli e il fascino di Channing Tatum, qui ci sono risate goliardiche e testosterone, qui vi diciamo fin dall’inizio che il cane dovrà morire e, invece, sappiamo tutti che non succederà, qui l’importante è il viaggio non la destinazione. Ma è davvero così?

Lo scollamento tra ciò che vediamo nel materiale pubblicitario e ciò che veramente appare nello schermo, è evidente nell’immagine dello stesso poster di cui sopra: un sorridente Tatum con una maglia fresca di stiratura che porta sulle spalle la altrettanto sorridente Lulù. Peccato che la scena a cui questa immagine fa riferimento sia, invece, pregna di sudore e fatica, dolore e sporcizia, ferite da rimarginare e traumi da dimenticare.

Protagonista del film è, infatti, Briggs, un reduce di guerra che vuole continuare a essere un Ranger, non solo per servire il suo paese, ma per non abbandonare quella che vede come la sua unica famiglia. Purtroppo alcune delle sue ferite, ancora evidenti sulla sua pelle cicatrizzata, gli impediscano di tornare in servizio. La soluzione che gli si offre, per convincere il suo capitano a farlo arruolare nuovamente, è quella di scortare un cane-soldato al funerale del suo padrone. Peccato che il disturbo post traumatico, tipico dei veterani, abbia avuto le sue conseguenze anche su Lulù, rendendola assolutamente ingestibile e, a tratti, feroce. Nel lungo viaggio in macchina questi due ex-soldati spezzati dalla guerra troveranno un modo per confortarsi a vicenda.

Tematiche come la solitudine e l’incomunicabilità, la perdita e l’auto-accettazione s’incastrano nella struttura tipica del road movie, in cui una tappa dopo l’altra i due protagonisti impareranno a conoscersi e a fidarsi reciprocamente, andando contro un mondo che fatica ad accettarli. Non mancano i momenti di pura commedia, per un film che, nella sua semplice linearità, ha il coraggio di prendersi sul serio, nonostante si rivolga a un pubblico generalista, che probabilmente cadrà facilmente nella trappola ben congegnata del marketing. A partire dal 12 maggio, data di uscita del film distribuito da Notorious Pictures, in tanti e in tante, cercheranno in Io e Lulù qualcosa che già conoscono e verranno in parte spiazzati, con un prodotto che, però, difficilmente li deluderà.

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