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Oggi, programma particolarmente ricco al Ca’ Foscari Short Film Festival. Al centro dell’attenzione, la proiezione dei cortometraggi del Concorso Internazionale.

Dall’Iran, l’animazione My brain burst outlaughing di Ali Astaraki ha posto l’attenzione sull’attualissimo tema della guerra, che si insinua con orrorein una quotidianità che sembra restare indifferente. La guerra è anche al centro del cortometraggio dell’austriaca Helene Sorger: Wiedersehen. Helene parla di un incontro tra soldati in un casolare abbandonato, racconta un momento di umanità fatta di condivisione e comprensione reciproca all’interno di una realtà cruda, che presto finisce per sovrastare lo spettatore, insieme con i soldati.

Thetable of grave di Mirak Zymberaj, dal Kosovo, ha portato in gara un cortometraggio che si occupa ancora di un conflitto, narra di una regione, di un assedio e del tentativo disperato di nascondere e salvare chi si ama. Il regista indiano Sahil D. Gada, Shikhandi propone invece una riflessione sul genere e l’identità; il cortometraggio è un percorso formativo verso la scoperta di sé di un giovane ventenne sognatore e appassionato di cinema, che scopre e afferma la sua identità transessuale.

The line of sleep di Lee YunSoek porta in sala, dalla Repubblica di Corea, una vicenda che intreccia sogno e realtà, tra la ricerca di un bambino scomparso e l’identità di una donna misteriosa apparsa nella mente di un sonnambulo investigatore. E infine, l’unico cortometraggio in gara per l’Italia, della giovane regista Miriam Cossu Sparagano Ferraye: Pupus. Il protagonista del documentario è un bambino, figlio di un celebre puparo siciliano, che con vivacità dà vita a dei burattini; immerso in un mondo immaginario e imitando il padre, pone le basi per il suo futuro.

Gli occhi erano puntati anche sui giurati di questa dodicesima edizione del Festival. Si è svolto oggi infatti il Programma Speciale della Giuria. È stata Coline Serrau, regista, sceneggiatrice, attrice e musicista francese che ha presentato degli estratti delle sue opere più celebri, a cominciare da Tre uomini e una culla (1985), che le fece guadagnare fama internazionale oltre che una candidatura agli Oscar, e di cui ha realizzato di recente un riadattamento teatrale.

Sono stati presentati anche La crise (1992),premiato e riadattato anch’esso in forma teatrale, l’umoristica critica dell’Occidente La belle verte (1996) e il documentario Solution locales pour un désordre global (2010).

Maria Mottin, poliedrica nel mondo artistico e culturale, responsabile del ritrovamento e del restauro di diverse pellicole, ha selezionato per il programma O Pátio (1959) del brasiliano Glauber Rocha, che contiene i tratti specifici del suo cinema: la natura e l’uso dello spazio, nel rotolarsi e intrecciarsi di corpi, in una giovanile narrazione. Il terzo giurato, Francesco Montagner è un giovane regista documentarista e per il Festival ha portato alcune clip tratte dal suo ultimo lavoro: Brotherhood (2021), vincitore di diversi premi, tra cui il Pardo d’oro –Cineasti del futuro a Locarno, acclamato per la sua intima e acuta indagine sull’identità, la virilità e la crescita.

Un altro atteso programma di questa terza giornata è stato quello curato da Francesco Vitucci che presentava il nuovo libro dell’intenso e crudo ricercatore dell’essere umano Shin’ya Tsukamoto, Un serpente di giugno.

Il romanzo è un violento conflitto tra pulsioni e sessualità, che vede tre personaggi intrecciarsi in una vicenda dai tratti erotici. Ci sono foto compromettenti e paesaggi cupi; sono centrali la voce e il percorso psicologico, la terapia emotiva di donne turbate. Il romanzo è tratto da un celebre film dello stesso autore e regista, premiato anche alla Mostra del Cinema di Venezia, che con una saturazione blu porta a galla, con immagini disturbanti, il volgare insieme con il puro.

Nel ricco programma della giornata, Il corpo svelato, a cura di Carlo Montanaro. Lo scrittore e storico del cinema ha proposto, dal suo archivio, una selezione lavori di diversi registi i quali mostrano un percorso che vuole essere una storia per immagini della codifica del corpo umano, in un viaggio che va dall’America di Edison all’Europa dei Lumière.. Infine, è stato presentato il programma speciale dedicato al cinema indiano curato da Cecilia Cossio con un focus sul regista Ashish Pandey. Sono stati proposti tre dei suoi cortometraggi, tutti incentrati sul margine: sia individuale che collettivo.

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