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Un astro fulgente della letteratura italiana ‘prestato’ al cinema e alla televisione viene studiato in tutte le sue infinite sfaccettature creative dallo storico francese Jean A. Gili nel volume Mario Soldati. Cinéaste malgré lui (Rouge Profond).  

Mario Soldati ricorda: "Non solo non ho mai pensato che mi sarei occupato di cinema, ma quando ho dovuto occuparmene l'ho fatto mio malgrado, con rabbia, disperazione, persino odiando il cinema. Io non ero iscritto al partito fascista e perciò non potevo lavorare in Italia nelle professioni per le quali mi ero preparato. Avevo ottenuto una laurea in Lettere con specializzazione in Storia dell'arte. Mi si aprivano tre strade: potevo fare l’insegnante di liceo, il sovrintendente di un museo oppure il giornalista. Per fare queste tre professioni dovevi essere iscritto al partito fascista. Beninteso il cinema era totalmente controllato dal fascismo. Però essendo un prodotto molto centralizzato, al potere bastava controllare i produttori, non i registi, solo i produttori. Per giunta c’era la censura. Ma si poteva lavorare molto bene nel cinema, soprattutto ai livelli inferiori, tipo gli sceneggiatori, gli assistenti alla regia”. 

Jean A. Gili, uno specialista del cinema del Ventennio, ha avuto la fortuna d’intervistare a lungo il grande scrittore torinese nella sua casa di Tellaro nel 1976. “Ho amato molto il cinema (…) In effetti in quasi tutti i miei libri il cinema interviene in un modo o nell’altro”. 

Jean A. Gili offre analisi appassionate e ben documentate dei ventotto lungometraggi diretti da Soldati, da Due milioni per un sorriso (1939, coregia di Carlo Borghesio), fino a Policarpo, ufficiale di scrittura (1959). Senza scordare le sue pionieristiche, originalissime inchieste televisive condotte in prima persona microfono in mano: Viaggio lungo la valle del Po alla ricerca dei cibi genuini (1957/58) e Chi legge? Viaggio lungo il Tirreno (1960/61). 

”Interessarsi a Soldati significa confrontarsi con un personaggio proteiforme, un creatore dalle eccezionali capacità lavorative. Non è facile rendere conto di uno dei cineasti più prolifici della sua generazione, il quale oltretutto ha operato nei generi più disparati. Tenterò di farlo…”, così scrive Gili. 

Il volume rilancia le ricerche dei due film di Mario Soldati che tuttora risultano perduti: Tutto per la donna (1940) e Italia piccola (1958), quest’ultimo considerato un capolavoro da Gianni Amelio che ricorda d’averlo visto da ragazzo.

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