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VENEZIA - C’era una volta una “città felice”, una città di intellettuali, artisti e cineasti, una città in cui tutto sembrava possibile: quella città era Roma nel ventennio degli anni ’60 e ’70. È proprio Era Roma il titolo del documentario diretto da Mario Canale, presentato fuori concorso alle Giornate degli Autori nell’ambito della 79ma Mostra del Cinema di Venezia. Prodotto da Archivio Orme, Surf Film e Luce Cinecittà, che cura anche la distribuzione, il film copre un arco cronologico molto preciso: dal 1963, con la nascita del Gruppo 63, al 1979, con la morte di Aldo Moro. Un periodo storico in cui la Capitale era letteralmente l’ombelico del mondo, un crogiolo di idee e sperimentazione artistica che vedeva nel cinema il “cuore da cui tutto si muoveva”.

“Mio padre era un libraio e nella sua libreria passavano molti scrittori e intellettuali dell’epoca e anche attori, sceneggiatori, registi, pittori, musicisti. – spiega il regista Mario Canale - I ritmi erano più distesi, in libreria ci si andava anche solo a chiacchierare o ascoltare consigli e nel Sessantotto ci fu la scoperta per le nuove generazioni di tanti luoghi d’incontro e di discussione”.

Quella che per tutti ormai era la città della “dolce vita”, si alimentava degli intrecci tra teatro sperimentale, musica d’avanguardia e arti visive. Era la città di Pier Paolo Pasolini e di Carmelo Bene, ma anche di Umberto Eco, Alberto Moravia e Mario Schifano. Un contesto vivacissimo che visse con fervore le rivoluzioni politiche, culturali e sessuali del ’68, che segnò uno spartiacque per l’inserimento di temi politici uniti a una continua sperimentazione visiva.

Nel racconto filmico curato da Mario canale diventano centrali una costellazione di luoghi, spazi di cultura e arte che hanno lasciato un segno come il Piper e il Folkstudio, i grandi teatri come l'Argentina l'Eliseo e le cantine off come il Beat '72, le librerie di via del Babuino, ma anche il Centro Sperimentale di Cinematografia, che darà vita a una nuova classe di registi, come Carlo Verdone.

Il film ripercorre questi anni proponendo una grande quantità di immagini d’archivio, le voci narranti di Alessandra Vanzi e Pietro Bontempo, e le interviste accumulate nel corso dei decenni. Le testimonianze di Giulio Andreotti e Bernardo Bertolucci, si alternano a quelle di Giuliano Montaldo, dei fratelli Taviani, dei giovani Roberto Benigni e Matteo Garrone, e tanti altri ancora. Protagonisti della scena culturale o semplici testimoni di un periodo storico unico e irripetibile, in cui il grande spettacolo commerciale si fuse alla sperimentazione avanguardistica, e che finì con quel periodo di crisi culturale, politica e dello spirito chiamato “anni di piombo”.

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