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VENEZIA – La paternità, la maternità. La fuga, l'isolamento, il cambiamento. 

Francesco Carrozzini – 40 anni compiuti ieri, 9 settembre – debutta con il suo primo film di finzioneThe Hanging SunFuori Concorso e Film di Chiusura della Mostra 2022 – toccando delle tematiche che sì sono adattate dal romanzo Midnight Sun di Jo Nesbø, ma che molto appartengono anche alla persona umana che sta dietro alla macchina da presa di quest’opera. 

“Ho scelto di innamorarmi di questo personaggio ‘rotto’ perché era un momento in cui mi stavo ‘rompendo’ io, stavo perdendo il mio secondo genitore, a 32 anni. Venezia è una traettoria nella mia vita e quando si spegneranno le luci in sala penserò a mamma (Franca Sozzani)”, dice il regista.  

C’è una fratellanza tormentata, una questione “di sangue” che separa dai tempi della fanciullezza e allora John – un intenso Alessandro Borghi, per cui “adagiarsi su un complimento è la cosa peggiore che si possa fare, bisogna continuare a fare una ricerca su di te e sui progetti” -, sceglie di fuggire dopo aver tradito suo padre (Peter Mullan), un boss criminale, e s’imbarca verso un altrove; sbarca poi là, in un microcosmo fuori dal mondo, in cui in realtà un mondo proprio di quel luogo c'è, seppur piccolo e isolato, ma con la propria comunità, le proprie prassi, la religione severa, la violenza come la maternità. Qui incontra Caleb (Raphael Vicas), bambino dall’animo puro, e la mamma Lea (Jessica Brown Findlay), nel frattempo orfano e vedova. 

L’attrice racconta: “Ho capito il legame istantaneo tra Lea e John, che passa molto dal non-detto. Provengono da due ambiti diversi ma c'è una comprensione: sono come due animali abbagliati dai fari, che reagiscono per sopravvivere. Lea compie una scelta audace, speculare a quella di John, per cambiare rotta e proteggere sé e i propri cari, e spezzare la spirale distruttiva che se no condannerebbe la discendenza. In una terra governata da uomini, lei è l’incarnazione del materno che non vuole essere domato, e afferma la sua volontà di vita e l’istinto di sopravvivenza per lei e suo figlio”. 

C’è stato “un processo per allontanarci leggermente dal romanzo, molto più thriller e action. Per fortuna abbiamo scelto di raccontare le storie legandoci all'emotività: un lavoro complesso. È un film con molti fuochi e molti messaggi. C'era la tematica della paternità e di chi sia un padre: chi ti mette al mondo? Chi ti cresce? E chi ti mette sulla tua strada: lui, John, ha deciso di chiudere e andare da un'altra parte, indefinita. In questa transizione s’innesca un processo in cui entrano tutti gli altri personaggi. Io ho fatto anche scelte di acting differenti da quelle che avrei fatto a tavolino: lì – dice Alessandro Borghi, riferendosi soprattutto ai luoghi - si muove dentro di te di tutto, è un'esperienza umana: ritornerei volentieri 9 settimane in Norvegia”. 

Per Stefano Bises, sceneggiatore c’era “l'agitazione di confrontarsi con un grande romanziere e estrarre quanta più contemporaneità possibile, perché era una storia originariamente ambientata negli Anni ‘70, e c’era da cambiare il personaggio – nel libro positivo, che frequenta il male per uno scopo buono -, mentre qui frequenta il male ma a un certo punto lui si ‘rompe’. I personaggi si assumono le colpe per darsi un'altra possibilità. Nel film, poi, c’è una natura assoluta, tema che in questa epoca di cambiamento climatico si percepisce come un monolite minacciato, altro elemento di contemporaneità. Erano tutti elementi del romanzo, che il cinema permette di portare alla luce con più potenza”. 

Per Carrozzini, fare questo film “è stata una possibilità inusuale per un regista alla prima opera: mi è stata data fiducia e la possibilità di circondarmi di eccellenze. So di aver sempre voluto far cinema ma ho fatto di tutto per non cimentarmi, perché mi spaventava, ma qui la fiducia data doveva essere colta e credevo fosse arrivato il momento giusto”, commenta il regista, che ha anche ricevuto una lettera da Nesbø, che ha “condiviso con tutti. S'è dimostrato abbastanza colpito dalla resa del romanzo, seppur parzialmente snaturato: sono molto, molto soddisfatto”.  

Borghi, ancora, riflette che “nel tempo ho capito che i film si fanno e poi si regalano al pubblico, ma ti restano i legami personali: il film nasce da una chiacchierata fatta tre anni fa con Francesco al ristorante dell'Excelsior qui a Venezia; lui mi dice che stava pensando all'opera prima, con l’idea di Jack O'Connell come protagonista, poi mi lascia da leggere il progetto; il giorno dopo lo chiede a me, di essere il protagonista: un gesto d'amore, mi sono sentito investito di responsabilità. Il film è stato possibile per l’impianto produttivo dietro, ricchissimo: ho sempre cercato di ricordare che quando hai la possibilità di fare questo mestiere tu devi restituire e riconoscere l'importanza del mestiere anche come forma di comunicazione”. 

È il primo film Sky Original prodotto da Sky Studios, e Riccardo Tozzi di Cattleya, co-produttore con Groenlandia, Sky Studios, spiega: “Ci interessava un'operazione di genere, di cui Cattleya è militante, anche se questo film va oltre il codice del genere e indaga sulle psicologie; questo c'era già nel libro, ma Bises ha fatto un lavoro straordinario sulla profondità e sul tema dei padri cattivi. Sky è stato un partner naturale per fare cose scostate dallo stereotipo. Con Groenlandia abbiamo coprodotto, cosa che - come Cattleya - non amiamo solitamente ma con Matteo Rovere ci siamo trovati benissimo”. 

La realizzazione di The Hanging Sun per Alessandro Borghi è stata: “Un miracolo del cinema, soprattutto nel nome della sala, del suo culto”. Il film, distribuito da Vision Distribution, esce sul grande schermo il 12-13-14 settembre, in 200 copie, e viene annunciato che, se il debutto sarà felice, potrà prolungare la sua permanenza nelle sale anche oltre le date fissate: “È un film che merita il cinema. Cerchiamo di creare valore anche in sala, luogo in cui si costruisce il valore del prodotto”, commenta Massimiliano Orfei, AD della distribuzione. 

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