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Protagonista di un incontro pubblico con i ragazzi al Teatro Antico di Taormina, Alessandro Siani ha portato una ventata di spensieratezza al festival siciliano, in lutto per la morte di James Gandolfini. Un vulcano di battute, che tra un sorriso e l’altro tenta di elargire una pillola di saggezza delle sue, invitando i più giovani spettatori a diffidare di chi impone un determinato modello sociale: “Quando ho iniziato c’erano scuole d’arte che tentavano di omologare gli allievi: ricordatevi che Totò era un viso particolarissimo, che Troisi parlava napoletano e non aveva chissà quale dizione. Sono arrivato alla conclusione che la perfezione appartiene alle macchine, a rendere speciali noi umani sono i difetti”.

Cosa può anticiparci del suo nuovo film, la cui uscita è prevista per Natale 2014?                        

E’ un film che ho scritto con Gianluca Ansanelli e la collaborazione di Fabio Bonifacci, con cui già avevo scritto Il principe abusivo. Sono contento, spero ne bissi il successo. Non so dire di più perché in genere lavoro su due sceneggiature, ci vuole ancora un anno per capire bene, inizierò le riprese a maggio. L’unica cosa certa è che non sarà una commedia volgare: sto sempre attento a non dire parolacce nei miei film, si può far ridere senza bisogno di trivialità. Ecco, posso anche dire che è una storia di paese, realistica, vorrei girarla in Costiera Amalfitana.

Bonifacci ci ha svelato che il segreto, tra voi, è contenere le sue improvvisazioni riportandole già in fase di sceneggiatura.

E’ verissimo. Spesso capita che sul set ci si diverta, ma poi nel film non si ride. La scrittura è il momento fondamentale, rappresenta l’innamoramento: tieni una storia e la devi corteggiare, se no finisce che non la conquisti.

Nel frattempo prosegue la sua tournée teatrale?

Il palco è la mia dimensione: ho iniziato a fare gli spettacoli live in un locale da 25 persone. Amo improvvisare, la bellezza di stare con il pubblico è qualcosa di indescrivibile, ho sempre nel cuore l’emozione di quando andai a fare uno spettacolo allo stadio San Paolo di fronte a 25mila persone.

Parliamo della sua comicità: nasce dall’osservazione del reale?

Non solo. Credo che esistano due tipologie di comicità. I nostri maestri, tipo Carlo Verdone, osservavano la gente al bar, ne rubavano i tic e ne facevano personaggi. La nuova scuola di comici, invece, non resta a guardare chi ha i tic ma ci si avvicina, ci parla. E’ fondamentale l’aspetto dell’umanità di questi tempi.

Da spettatore cosa predilige al cinema?

Tutto. Mi ha fatto molto ridere Una notte da leoni, mi ha emozionato La migliore offerta di Tornatore, ho adorato la fotografia di La grande bellezza.

Le piacerebbe essere diretto dai registi che ha appena citato?

Al momento non riesco neanche a dirigermi da solo, ma sicuramente se mi chiamassero grandi registi come Tornatore, Sorrentino, Garrone, ma anche Verdone, non mi tirerei indietro.

Chi sente di dover ringraziare per essere arrivato fin qui?

Da un punto di vista professionale, Mario Berardi, il produttore dei film di Troisi, che mi disse: “Dopo tanto tempo vorrei ricominciare con te”, e tutto è iniziato da lì. A livello privato, invece, mio padre che faceva l’operaio e aveva un grande umorismo: mi ha molto sostenuto, per lui avere un figlio che poteva sognare era oro.

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