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Eros Puglielli aspetta Berlino, e intanto dà gli ultimi ritocchi al suo film, Tutta la conoscenza del mondo (leggi anche l'intervista al produttore), che partecipa al festival forte di un cast di tutto rispetto: nomi noti come Giorgio Albertazzi e Giovanna Mezzogiorno, ma anche emergenti sulla cresta dell'onda come Rolando Ravello e attori bravi ma ancora poco noti al grande pubblico come Claudio Guain, Marco Bonini ed Eleonora Mazzoni, oltre al "compagno di merende" di sempre Cristiano Callegaro.

Sei mai stato al Festival di Berlino?
Personalmente no. Mi è stato descritto come un festival molto disponibile nei confronti dei giovani, e le poche persone che finora hanno visto il film mi hanno detto che è probabilmente la manifestazione più adatta in assoluto a Tutta la conoscenza del mondo. Detto questo, spero che il mio film giri molto, per festival ma soprattutto per le sale, e non solo in Italia. Il discorso della distribuzione è ancora da definire, ma io ho cercato di girare una pellicola non limitata al solito pubblico di "amici del regista", a Roma e nel Lazio.

Pensi che "Tutta la conoscenza del mondo" possa sfondare all'estero?
Sui miei progetti sono abbastanza obiettivo. Dorme non poteva farcela al di fuori del nostro mercato, mentre secondo me questo film realisticamente potrebbe avere delle chance. Il cinema costa troppo per farlo solo per se stessi, deve essere aperto al mondo. Quando si gira un film bisognerebbe partire proprio dalla distribuzione, avere già chiaro in mente come si vuole che il film arrivi al pubblico, anche se si tratta di un progetto piccolo. Penso al caso di The Blair Witch Project, che ha avuto successo negli Stati Uniti e quindi, automaticamente, è stato visto anche dal pubblico italiano, che è più intelligente di quello americano, ma è più passivo. Invece in Italia le logiche della distribuzione hanno un rapporto perverso col meccanismo degli incassi.

Che cosa pensi del cinema italiano degli anni Novanta e Duemila?
Non mi piace la definizione di "cinema italiano". Il cinema è cinema, senza definizione e senza nazionalità, non può essere ghettizzato. Io sono cresciuto con Steven Spielberg e George Lucas, e li cito spesso, specie Spielberg, perché in Italia è considerato un regista "da pupazzetti", mentre in realtà ha delle grandissime capacità di comunicazione. Mi piace il cinema dei maestri, degli Alfred Hitchcock e degli Orson Welles, in Italia potrei citare Fellini. Ecco, per esempio, in Tutta la conoscenza del mondo il personaggio di Giovanna Mezzogiorno - che si chiama Giovanna ed è una studentessa di filosofia teoretica - ricorda un po' le protagoniste dei film di Hitchcock, ha lo stesso tipo di fascino.

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