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Il confessionale del Grande Fratello è l’idea attorno a cui ruota l’opera prima di Alessio Lauria, Monitor, “una storia d’amore in un mondo distopico, solo apparentemente perfetto”, presentata ad Alice nella città/Panorama, e che dopo la prima al cinema Avorio di domani sera, da lunedì andrà in streaming sulla piattaforma web Rai Cinema Channel.
Il film è stato sviluppato all’interno della Bottega Creativa di Experimenta, grazie alla borsa di sviluppo messa a disposizione dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale e si è avvalso in post produzione anche dell’impegno di un gruppo di studenti dello IED.

Monitor è insieme una denuncia e una riflessione sulla solitudine che vivono i due protagonisti, Paolo (Michele Alhaique) e Elisa (Valeria Bilello), dipendenti di una grande azienda. L’AMX è una sorta di microcittà che offe ai suo lavoratori alloggio, servizi e altri comfort. C’è anche una sala d’ascolto dove i dipendenti come Elisa, nell’anonimato, possono parlare, lamentarsi, confidarsi, dialogando con uno schermo su cui compaiono delle risposte.
Dall’altra parte infatti ci sono i Monitor come Paolo, gli ascoltatori che dialogano, senza poter conoscere l’interlocutore, e successivamente scrivono una relazione del colloquio e la inviano al loro superiore. Paolo è il miglior Monitor del suo reparto e quando si sparge la voce che un dipendente ha tentato il suicidio, teme per la sua promozione.
Così infrange la regola e conosce e frequenta Paola, che nell’anonimato gli ha confessato la crisi esistenziale che sta attraversando.

Lauria come è nata l’idea di questa azienda apparentemente perfetta?
Nasce dalla partecipazione a un concorso indetto dal Premio Solinas insieme a Rai Cinema che si chiamava Experimenta e chiedeva di scrivere un soggetto per un lungometraggio low budget, però sperimentale nella forma o nel contenuto del racconto. Io e Manuela Pinetti,l’altra sceneggiatrice, abbiamo partecipato a questo Concorso e abbiamo vinto.

Quale la sfida di questo suo esordio?
Quella di scrivere una storia low budget che comunque parlasse di un mondo che non esiste, ma che non potevi giocarti a livello fantascientifico o tecnologico. Così ci è venuta l’idea di prendere due elementi del nostro mondo contemporaneo  e li abbiamo mischiati: un certo tipo di azienda molto presente, molto inclusiva che si preoccupa tanto della qualità della vita dei propri dipendenti e il confessionale del Grande Fratello, quella stanza dei reality show nella quale i dipendenti vanno e parlano  dei loro problemi e si sfogano rimanendo da soli. L’azienda infatti tra i tanti servizi offre questa sala d’ascolto, dove i dipendenti durante l’orario di lavoro si sfogano senza sapere con chi stanno parlando, conversano con un monitor.

La vicenda si svolge in un ambiente freddo e anonimo, dove ha trovato questa location?
Quasi totalmente in un nuovo campus universitario di Roma, a Tor Vergata, che da subito si è presentato adatto per diventare l’azienda del film. Si compone infatti di tante palazzine tutte uguali, una specie di alveare, ha un’atmosfera un po’ nordeuropea.

La difficoltà più grossa?
Ovviamente il low budget, perché nonostante la produzione Tea Time Film sia stata impeccabile, avere 200mila euro per girare un lungometraggio a tutti gli effetti, significa poco tempo. Ecco il tempo, cioè le 4 settimane di riprese, è stata la difficoltà più grande. Girare 6/7 minuti al giorno era un ritmo molto elevato.

Ma guardando il risultato finale gli attori sembrano averla aiutata.
Sono stato fortunato perché, nonostante il poco tempo a disposizione, erano dei ‘cecchini’, sia perché bravi sia perché professionali dando la loro disponibilità a provare prima di andare sul set, così già i primi ciak erano buoni.

Tutti i personaggi sono segnati dall’assenza di vere relazioni.
In un ambiente così ristretto, così pieno di gente, così promiscuo dove tutti sono ammassati, come succede anche nei reality show, ci dovrebbe essere una ipercomunicazione. Invece tutte le persone paradossalmente si sentono sole. Il miglior modo che trovano per essere ascoltate veramente è quello di chiudersi in una stanzetta e parlare a qualcuno che non vedono.

Il personaggio di Elisa alla fine ritorna nei ranghi.
Lei non è felice di quello che ha ma prenderà consapevolezza e apprezzerà tutto quello che ha. Resta inquietante il fatto che tutto sia pilotato dall’azienda.

Paolo invece rompe le catene che lo tenevano priogioniero.
Lui segue il percorso opposto, aderisce completamente ai valori dell’azienda, che considera un po’ la sua madre, ma poi capisce che questi valori non sono così puri come credeva. Paolo è un ingenuo che scopre un mondo che non gli va bene e decide di andarsene. I due giovani non s’innamorano, ma si sfiorano aiutandosi l’uno l’altro ad acquistare questa consapevolezza.

Nel film compare per un attimo su una parete una citazione di Thomas Alva Edison:“Il tempo è l'unico vero capitale che un essere umano ha, e l'unico che non può permettersi di perdere”. E' voluta?  
Ogni palazzina del campus universitario espone una citazione di una personalità importante del mondo scientifico, artistico o sportivo e noi abbiamo scelto l'edificio con quella citazione di Edison per la casa di Paolo.

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