/ INTERVISTE

TAORMINA - "Cinecittà è un posto pazzesco, ci sono stato due ore con Fellini a camminare in quegli studi che hanno fatto la storia del cinema italiano, ne conservo ancora un ricordo importante". Inizia così la nostra chiacchierata con il regista e produttore Phillip Noyce, che al Taormina Film Fest presenta in anteprima Show me what you got, un affascinante Jules et Jim contemporaneo firmato dalla direttrice della fotografia Svetlana Cvetko alla sua prima prova da regista. Noyce ritirerà anche il Taormina Arte Award. E al festival è legato da tempo, qui presentò il suo primo film Newsfront, nel 1987, mentre La generazione rubata ha avuto la sua prima proiezione fuori dall'Australia a Taormina nel 2002.

Cosa l'ha convinta a produrre il film di una donna?

Hollywood ha sempre invitato gente da fuori, solo ultimamente ha capito che il fuori era già dentro: sono le donne. Andavano altrove a cercare una visione unica e speciale, finalmente hanno scoperto che le donne hanno una visione unica, vedono le cose in maniera diversa, le raccontano in maniera speciale. Pensiamo a Wonder Woman, ma anche a questo piccolo grande film Show me what you got, una storia potente che meritava di essere vista. Ci tenevo poi a poter tornare a Taormina per la terza volta, mi fa piacere perché sono cresciuto in un paese australiano in cui il 60% della popolazione era siciliana. Quando sono arrivato qui per la prima volta ho detto: "Ora sono veramente a casa".

Apprezza il cinema italiano?

Bernardo Bertolucci è stato un'ispirazione incredibile per me e tutta la mia generazione. Tra i nuovi autori mi piace Matteo Garrone, Dogman è un'incredibile opera che mischia black humor e dramma.

Nicole Kidman l'ha ringraziata per averla lanciata con Ore 10: calma piatta, come risponde?

Una ragazza di 18 anni è venuta a fare uno screen test e io, che sono egoista, ho detto: "Non voglio assolutamente perdere questo talento". Era già magica sul piccolo schermo, pazzesca. Non deve ringraziarmi di nulla.

Come si scopre un nuovo talento?

Un bravo regista deve saper guardare oltre. Quando te ne accorgi è un attimo, e devi saperlo cogliere. Mi piacerebbe lavorare con lei ancora, ma ora che è produttrice so che è ancora più impegnata.

Cosa può dirci del suo nuovo film Rats of Tobruk?

Porterò sullo schermo una battaglia di nove mesi tra australiani, tedeschi e italiani in Libia durante la seconda guerra mondiale. "Rats" era il nome che i tedeschi davano agli australiani. È la storia di mio padre, tratta dai suoi diari, e anche quella d'amore tra mamma e papà: la notte prima di partire per la Libia spese otto ore con mia madre, le chiese di sposarla, poi rimase lontano per due anni e mezzo. Tornò dalla guerra e misero su famiglia. La mia.

VEDI ANCHE

TAORMINA 2019

Ad