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TAORMINA - A 30 anni da Nato il 4 luglio, Oliver Stone viene celebrato al Taormina Film Fest tra premio e masterclass, con la proiezione della versione rimasterizzata del suo film ormai cult al Teatro Antico. Ha voluto inoltre portare al festival il documentario Revealing Ukraine - Rivelando l'Ucraina di Igor Lopatonok, di cui è produttore esecutivo, motivando con queste parole la sua scelta: "Perché sono interessato all'Ucraina? Anni fa non ne sapevo abbastanza, poi ho capito che fa parte di un quadro più grande. Comincia tutto dall'Ucraina del 2014, la conquista dell'Europa dell'Est in particolare, che ormai è un satellite della Nato intenta a testare ordigni e fare esercitazioni di guerra in quei posti. Per gli Usa l'Ucraina è solo un mezzo: a Washington sono pazzi e pericolosi perché pensano di poter controllare il mondo. Per questo sono interessato all'Ucraina. Vorrei far arrivare il documentario alla tv italiana per mostrare cosa sta accadendo veramente in Europa".

Mr. Stone, qual è il suo rapporto con il cinema italiano?

E' sempre stato di grande interesse e ispirazione. Siamo a Taormina, non avevo idea che L'avventura fosse stato girato qui, come altri quaranta film. Fu un'opera che sconvolse la storia. La verità? Era il film più noioso del mondo, la gente non credeva potesse vincere premi. L'ho rivisto di recente e apprezzato, sappiamo che è una pietra miliare del cinema italiano. Solo che è stato copiato in tutti i modi e adesso, se possibile, è ancora più noioso.

Il suo cinema è sempre stato profondamente intriso di politica. Perché?

Ho iniziato a fare film di finzione perché sono i personaggi che raccontano la storia più grande, poi sono passato ai documentari, con la voglia di esplorare il mondo e le sue complicazioni attraverso il cinema. Ho studiato le guerre, i cambiamenti nel mondo, visto gli Stati Uniti che assoggettavano via via tutti i Paesi tramite la Nato, Europa compresa. Siamo tutti cittadini del mondo, dobbiamo sapere la verità: ecco perché ho iniziato a fare film politici. Ho assistito negli anni al deterioramento degli Stati Uniti, come Seneca quando osservava il declino dell'impero romano. 

Nato il 4 luglio ha giocato un ruolo importante nella sua carriera...

Assolutamente. Negli anni '90 dopo JFK ho iniziato a vedere l'immagine più grande e meno sfocata. Avevo già firmato Wall Street e Talk Radio, ma sapevo di poter andare oltre, così ho potuto espandere, approfondire.

Cosa la spinge a continuare in questo suo percorso che è insieme artistico, politico e umano?

La rabbia. Vorrei aiutare a cambiare le cose, è la base fondamentale di tutto il mio operato, e mi aiuta: se sento che qualcosa è sbagliato mi ci tuffo. Pensi a Snowden ad esempio: cercavo informazioni sulle guerre cibernetiche e sullo spionaggio a livello globale, ho scoperto qualcosa di orwelliano. George Bush ha cambiato l'America per sempre. Ma non è stato migliore Obama, totalmente contro Snowden, l'ha condannato addirittura per spionaggio. 

Data la difficoltà generalizzata di reperire fondi per progetti giudicati azzardati e rischiosi, non le sarebbe più semplice esprimersi in tv?

È difficile mettere insieme i fondi perché le corporazioni sono cresciute sempre di più, è stato tosto realizzare W. nel 2008, ad esempio, che non andò bene: Bush allora ancora non era popolare e io stavo iniziando a dire 'Ok, studiamo il passato per capire il presente: perché quell'uomo è in quell'ufficio". Quanto alla tv americana, la trovo pessima. E non sono interessato a finire sugli smartphone di tutti, non mi interessa il pubblico generalista che guarda senza vedere e non si cura davvero dei problemi. Mi interessano persone che vogliono aprire le loro menti e capire cosa sta davvero succedendo nel mondo. 

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