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Nel 2003 esordiva da regista con Passato prossimo, malinconica commedia corale che nel cast aveva anche Paola Cortellesi. Diciassette anni e tre film dopo, Maria Sole Tognazzi ritrova l'attrice del suo debutto nella sua prima esperienza col piccolo schermo in Petra, serie tv basata sui noir di Alicia Giménez Bartlett che arriverà in primavera su Sky. Intanto la regista romana è stata celebrata alla quinta edizione di Filming Italy - Los Angeles - che si è svolto dal 20 al 22 gennaio con la direzione artistica di Tiziana Rocca presso l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e l’Harmony Gold Theater - dove ha condiviso il 2020 IIC Los Angeles Creativity Award con l'attrice Claudia Gerini. Cinecittà News è media partner dell'evento e ha realizzato questa intervista esclusiva. 

Che esperienza è stata portare il cinema italiano a Los Angeles?
Una grande emozione, a Los Angeles si respira cinema ovunque. Quando Tiziana Rocca mi ha chiesto di partecipare a Filming Italy sono stata molto felice, ancor di più perché quest'anno l'evento è dedicato alle donne, in collaborazione con Women in Film, TV & Media Italia. Ho scelto infatti di proiettare Viaggio sola, anche se non è il mio ultimo lavoro, perché credo sia quello che valorizza meglio un personaggio femminile non stereotipato. È emozionante ripresentarlo negli Stati Uniti e vedere le reazioni del pubblico dall'altra parte del mondo.

Le sembra che il #MeToo stia producendo degli effetti tangibili?
Tutto ciò che sta accadendo in questi ultimi anni è importante e a Los Angeles quest'anno è molto sentita l'esclusione delle donne dalle nomination per la miglior regia agli Oscar. Credo però che il punto non sia solo che le donne faticano di più, c'è anche una questione di temi: è importante portare sullo schermo le donne rappresentate in un certo modo, magari come in Viaggio sola, in cui Margherita Buy lotta per affermare la sua identità di donna che viaggia e sceglie. Io ho appena potuto farlo di nuovo con un cortometraggio.

Di che si tratta?
Di uno dei cinque film brevi di una serie realizzata da registe e attrici di varie parti del mondo, un progetto voluto da Chiara Tilesi per celebrare l'empowerment femminile. Ai corti degli altri paesi hanno partecipato attrici come Uma Thurman e Juliette Binoche, io ho diretto quello italiano, interpretato da Margherita Buy e intitolato Unspoken. È un corto di dieci minuti scritto da Giulia Steigerwalt, ispirato a un articolo di giornale su un fatto realmente accaduto. Quando saranno completati verranno presentati in un festival, probabilmente tutti uniti.

Tra poco vedremo anche il suo primo lavoro televisivo, Petra.
Sì, Sky mi ha chiamato per dirigere i quattro episodi della serie lo scorso anno e sono stata felicissima di accettare anche per tornare a lavorare con Paola Cortellesi, che recitava nel mio primo film. Non è un caso che abbiano chiamato me: Petra, dotata di coraggio e carisma, è molto in linea con i personaggi dei miei ultimi due film, ovvero donne libere che esistono ma sono state poco raccontate, o raccontate in modo maschilista.

Forse anche qui c'è l'onda lunga del #MeToo...
Probabilmente hanno pesato anche i cambiamenti di questo periodo. Ci sono diverse donne che stanno dimostrando il loro valore anche nelle serie tv, come Francesca Comencini in Gomorra o le registe di Luna nera. Si è aperto un cammino, non solo lavorativamente, ma anche politicamente.

Che effetto le ha fatto lavorare per il piccolo schermo?
In tv c'è molta libertà, si sperimentano tanti tipi di racconti e io con Petra mi sono divertita molto. Mi piacerebbe dedicarmi parallelamente sia al cinema che alla tv, anche se la serie è stata molto faticosa.

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