/ INTERVISTE

Era sul set del suo nuovo film, ma dopo due settimane ha dovuto sospendere tutto causa coronavirus. In questi giorni il regista Riccardo Grandi è a casa a montare le riprese fatte finora del suo Weekend, thriller che vede protagonisti Alessio Lapice, Filippo Scicchitano, Eugenio Franceschini e Jacopo Olmi Antinori, con Greta Ferro e Lorenzo Zurzolo, ambientato in un rifugio di montagna (ricostruito a teatro). E’ lì che i protagonisti del film restano bloccati durante una tormenta di neve, per salvarsi saranno costretti a risolvere un mistero e sciogliere un inquietante enigma riguardo a un crimine commesso da uno di loro. Non è la prima volta che il regista si misura con toni notturni e atmosfere inquiete: il suo precedente lavoro è Passeggeri notturni, tratto dalle pagine di Gianrico Carofiglio, che dopo un passaggio su Rai Play approda in chiaro su Raitre il 3 aprile.

Non è mai facile adattare la letteratura al cinema, come vi siete regolati in questo caso?

Con Salvatore De Mola, Francesco Carofiglio e Claudia De Angelis abbiamo lavorato a braccetto con Gianrico Carofiglio per creare una "linea orizzontale". I racconti singoli, tratti dai racconti di Gianrico, erano linea verticale, l’orizzontale è il personaggio del conduttore radiofonico Enrico interpretato da Claudio Gioè. Nei testi non esisteva, lo abbiamo inventato per unire tutti i racconti.

Perché ha scelto Gioè?

Perché è un grande conoscitore della drammaturgia, un partner con cui costruire insieme la narrazione: in un attore cerco sempre anche una sorta di complice. Altra grande attrice nel film è Nicole Grimaudo, nessuna come lei ha quell’aspetto misterioso e sofisticato al contempo, oltre all’esperienza maturata in anni e anni. Ci conosciamo dai tempi in cui facevo il grafico a Non è La Rai.

Tornando a Passeggeri notturni, com’è stata la collaborazione con Gianrico Carofiglio?

E’ un autore disponibile, aperto, contemporaneo. Per nulla "piacione", non ne ha bisogno, ha già la sua autorevolezza, la sua finestra televisiva, e non ci stava con il fiato sul collo, anzi, abbiamo avuto un rapporto costruttivo e ancora ci sentiamo. E’ venuto un paio di volte a trovarci a Bari sul set, poi ci sentivamo spesso al telefono, abbiamo lavorato anche a casa sua e chiacchierato a lungo insieme.

Weekend, invece, è un’idea del tutto originale, com'è emersa?

Sì, è uscita fuori dalle chiacchiere con un gruppo di amici, colleghi e scrittori, ci è venuta in mente mentre eravamo in montagna. Il film ha un’atmosfera particolare, al centro ci sono quattro amici catapultati in una situazione paradossale, mi piace la rappresentazione realistica che mette un piede dentro l’assurdo, in quel "magico se" di cui parlava Stanislavski. Abbiamo fatto molte prove prima di andare sul set, poi ho deciso di girare prima le scene in cui i protagonisti non si vedevano da tanti anni, per restituirne la freddezza di approccio, poi il gruppo si è coeso e, appena sarà possibile, girerò le scene in cui sono più amici.

Gli attori che ha scelto sono nomi non scontati...

Sono sempre stato convinto che le facce facciano il film. Se vuoi che un attore colpisca il cuore di chi guarda deve avere la faccia giusta, non la faccia commerciale. Quella serve semmai per la promozione, per la locandina. I volti giusti costruiscono la storia. Scicchitano è una scommessa, mi divertiva l’idea che un volto normale si ritrovasse in una situazione assurda e complicata. Antinori invece interpreta il "soggettone" del gruppo, quello che tutti prendono in giro, il bullizzato della situazione. Ha un viso penetrante, riesce ad essere dolce e al contempo far uscire il diavolo che ha dentro. Il talento di Lapice lo avete già conosciuto ne Il Primo Re, ma anche Greta Ferro è bravissima, un volto straordinario.

Che tipo di idea si è fatto della nuova generazione attoriale del cinema italiano?

Ho fatto molti provini e trovato giovani bravissimi, c’è un’intera generazione di 20-30enni con capacità pazzesche che ancora non è sotto i riflettori: l’Italia è gerontofila anche nei casting, loro aspettano solo le sceneggiature giuste per entrare in scena e rinfrescare tutto il cinema italiano.

Da Tutto l’amore del mondo al thriller Weekend, cos’è cambiato nel frattempo?

I tempi, i gusti. Non rinnego il mio passato, ma non sono più interessato alla commedia romantica, credo abbia stancato quel tipo di narrativa in un mondo che è diventato completamente altro nel frattempo. Il thriller oggi è il campo in cui un regista si può divertire di più, tra adrenalina e colpi di scena. Thriller è tutto ciò che ti fa battere il cuore e come genere si colloca bene nel panorama contemporaneo perché lo spettatore di oggi è famelico di emozioni immediate. 

VEDI ANCHE

REGISTI

Ad