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“Esce” il giorno di Pasqua, domenica 12 aprile, Un figlio di nome Erasmus, commedia targata Eagle Pictures, la prima produzione italiana della società. "Esce" ovvero arriva sulle principali piattaforme TVOD (Sky, Timvision, Chili, Google Play, YouTube, Rakuten, Huawei Video e Infinity) dove resterà disponibile per quattro settimane.

Un modo per aderire alla campagna #IoRestoaCasa e portare nelle case degli italiani la commedia – interpretata da Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Ricky Memphis Daniele Liotti – che sarà così il primo lungometraggio italiano ad alto budget a debuttare in streaming.

Il regista Alberto Ferrari (Tra due donne, La terza stella) dirige i quattro protagonisti, affiancati da un astro nascente del cinema portoghese come Filipa Pinto (L’uomo che uccise Don Chisciotte) e da Carol Alt, un gradito ritorno sullo schermo, per raccontare la storia di quattro amici quarantenni − Pietro, Enrico, Ascanio e Jacopo – che vengono chiamati a Lisbona per il funerale di Amalia, la donna che tutti e quattro hanno amato da ragazzi quando facevano l'Erasmus. Troveranno un’inaspettata eredità: un figlio concepito da uno di loro. Aspettando i risultati del test del DNA, partono per un viaggio attraverso il Portogallo insieme a una ragazza che si offre di aiutarli.

Per Alberto Ferrari il film, rispetta "tutti gli appuntamenti comici propri della commedia, sia quelli importantissimi di situazione, sia quelli di dialogo e di battuta, ma non è una commedia giovanilistica, piuttosto si rivolge e a tutte le età". E ha il valore aggiunto del Portogallo, “paese vivo, pulsante, con una storia importante e luoghi fantastici che porta i personaggi da Lisbona a Figueira da Foz a Cabo Espichel”. Altra componente essenziale del progetto – che avrà un remake francese da girare tra Parigi e Lecce, coprodotto da Eagle e Radar Film - è la colonna sonora curata da Flavio Premoli, fondatore della PFM. Della scelta “pionieristica” di questa uscita streaming abbiamo parlato con Roberto Proia, Executive Director Theatrical and Productions di Eagle Pictures.

Siete i primi a tentare questa strada nella drammatica situazione del lockdown. Una decisione credo sofferta. Certamente, una scelta sofferta anche perché Eagle è un distributore e il nostro business è portare i film al cinema, riempire le sale. Le altre modalità di sfruttamento seguono a ruota. Un figlio di nome Erasmus per noi è un film importante, il primo film italiano che produciamo, un film costoso, girato in Portogallo, in luoghi bellissimi, e fatto con tutti gli standard per la sala.

Perché non far slittare l’uscita come molti hanno fatto, a partire da Si vive una volta sola di Carlo Verdone?

Per non sprecare il grande lavoro di comunicazione partito a novembre. Dovevamo uscire a gennaio, ma ci siamo spostati per non creare confusione con Figli, la commedia con Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea che ha un titolo assonante. Quindi abbiamo deciso di spostarci sulla Festa del papà, il 19 marzo. Un figlio di nome Erasmus aveva avuto un grande successo alle Giornate professionali, era atteso dagli esercenti e già lanciato, spostandolo in autunno avremmo dato l’impressione che fosse un film vecchio.

Come funziona la distribuzione in TVOD?

Compri un biglietto e hai 48 ore per vedere il film. La differenza è il pricing. La maggior parte delle piattaforme chiede 14,99 €, Sky 7,99 € perché si rivolge ai soli abbonati.

Che risultati prevedete? Il film si rivolge a un pubblico tecnologicamente maturo e riuscirà ad incontrarlo?

Ci muoviamo in un territorio non mappato, non sappiamo che risultato avremo. Il film ha un pubblico che potrebbe andare dai 20 ai 55 anni, tutti quelli che hanno fatto o fanno l’Erasmus, persone che già acquistano in digitale sulle smart tv. Poi Netflix e Amazon stanno portando avanti una specie di educazione digitale degli italiani.

Indietro si torna?

Certo. Ci fa piacere contribuire alla campagna #IoRestoaCasa dando un prodotto di grande qualità a chi è costretto a stare chiuso, ma il nostro standard è il cinema in sala e non vediamo l’ora che riaprano le sale.

Qualcuno teme che la gente si abitui alla fruizione casalinga, che è anche decisamente più economica, e che il ritorno nelle sale non sia scontato.

La gente è sempre tornata al cinema. Negli anni ’20, dopo l’epidemia della spagnola, con l’avvento della tv, con l’home video, con lo streaming, la sala uscirà vincitrice anche stavolta. Ma bisognerà che il messaggio sia rassicurante: “andate al cinema perché starete al sicuro”. Non ho dubbi che il pubblico si riverserà anche più di prima al cinema, a teatro, a vedere le mostre. Perché non è vero che guardare un film al cinema e in tv sia la stessa cosa e perché avremo tanta voglia di socialità.

Quindi, secondo lei, non ci sarà un impatto negativo del COVID-19 per le sale?

Le due esperienze coesisteranno, ma nessuna cannibalizzerà l’altra. Certo, per i film al cinema ci vorrà una qualità molto alta, ci sarà una selezione naturale. La pandemia ci ha fatto comprendere meglio come funzionano i due mezzi.

Avete dovuto interrompere la produzione del secondo titolo italiano Eagle, Sul più bello.

Siamo arrivati sul set a Torino il 6 marzo e il 9 eravamo tutti in quarantena. Sul più bello è l’opera prima di Alice Filippi, una storia d’amore tra ragazzi con una protagonista affetta da una malattia terminale. Abbiamo già un teaser trailer dai primi due giorni di girato che debutterà online penso a inizio giugno, con il ritorno sul set, mentre il film uscirà a fine ottobre. Il nostro primo titolo a uscire dopo il lockdown, a fine agosto, sarà SpongeBob Amici in Fuga, che prenderà il posto di Minions, spostato al 2021. Se invece le sale riaprissero prima, ovviamente, anticiperemmo i titoli.

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