/ INTERVISTE

Una donna sola e benestante abbandona la sua casa diventa una clochard per accedere al provino del talent show ‘L’Elemosina’. Il format vede in gara tre mendicanti che si contendono la compassione dei telespettatori, raccogliendo donazioni in diretta. Il desiderio di apparire della donna nasconde in realtà un ultimo disperato gesto di riscatto. Iaia Forte è la protagonista del cortometraggio L’elemosina, presentato come Evento speciale al Festival del cinema europeo, per la regia di Gianni De Blasi. “Ho narrato in chiave simbolica, attraverso la metafora del programma televisivo - spiega il regista - l’assoluta mancanza di valori e rapporti interpersonali, la disgregazione familiare, l’assenza di madri e padri e senza che lo volessi il mio cortometraggio è stato associato al genere sci-fi tanto che è ospitato in questi giorni anche al festival di Trieste”.

Iaia Forte ha aderito senza riserve alla sperimentazione artistica di un giovane autore. ”Come attrice ho un’attitudine e una curiosità verso progetti poco convenzionali, verso opere di giovani registi che mi sembrano motivati. Credo che sia un obbligo morale di un attore aderire a progetti che osano di più come quello di De Blasi che ha una sua identità e originalità forte. E avendo un animo eroico e romantico aderisco alla cose più estreme. Anche perché il mio primo lavoro al cinema è stato cortometraggio Libera, andò così bene che divenne il film di Pappi Corsicato. Un corto che mostrava un’immagine femminile completamente diversa da quella che il cinema proponeva”.

Che cosa l’ha convinta di questa nuova esperienza da lei sostenuta?

E’ un momento molto critico per il cinema d’autore, per il cinema che tenta di smarcarsi da narrazioni televisive più confortanti e convenzionali  e questa dote il cortometraggio L’elemosina di De Blasi ce l’ha. Sicuramente è un prodotto fuori da ogni regola comune. E nel momento disastroso che viviamo, con l’estraneità dei ministri a quello che significa la parola cultura, con la sensazione che tutto sia finito o stia per finire, anche le sale e il cinema, conservarsi il desiderio di osare, aderire all’eccentricità è una vocazione che voglio lasciarmi intatta

Che cosa vuole dirci la disperazione di Laura?

Il mio personaggio offre la possibilità di riflettere su una società consumistica, proiettata verso un benessere inteso solo in termini economici. Laura in realtà è una donna molto benestante, che ha trascurato la relazione con la figlia, ma ad un certo punto della propria esistenza s’accorge quanto la sua vita sia vuota, insensata perché non ha protetto nessuna relazione reale, in particolare quella primaria con la figlia. Mi è piaciuto, data la mia passione per la mimesi, per il gioco, vestire i panni di una miserabile, di una donna che decide di espiare questa colpa morale, diventando una clochard. Inoltre da un punto di vista etico il mio personaggio fa riflettere sull’insensatezza della nostra società.

Al momento è impegnata su un set?

Sto girando La donna nel vento, una serie tv scritta da Simona Izzo e diretta da Ricky Tognazzi, con protagonista Sabrina Ferilli, una storia ispirata alla vicende dell’Ilva di Taranto, con al centro alcune donne che riescono a trovare il coraggio di denunciare tutti i danni che questa fabbrica provoca. Il mio personaggio è quello di una parrucchiera e con lei lavora la Ferilli, sua amica. Insieme cominceranno questa lotta.

A fine luglio ha terminato le riprese di Qui rido io di Mario Martone.

Ho adorato fare questo film dove sono la prima attrice della compagnia teatrale napoletana di Eduardo Scarpetta di cui viene narrata la vita. Attraverso questa tribù teatrale si ha un trattato antropologico sugli attori, creature che hanno una morale e una visione diversa. Perciò oltre che un ritratto biografico, è un film su esseri umani che si muovono con regole diverse, che vivono il teatro come un’assoluta totalità: la separazione tra vita e palcoscenico è molto relativa. In un momento in cui si tende sempre di più al conformismo, ogni narrazione che lo scardina non posso che assecondarla. È stato divertente girare delle scene della commedia Miserie e nobiltà con Toni Servillo nei panni di Scarpetta, il capo comico, e proprio Servillo nella realtà è colui che mi ha messo in scena per la prima volta. Così come con il gruppo di Martone e di Teatri Uniti ho lavorato tantissimo, ed è stata una bella avventura ritrovarli.

Prossimamente, pandemia permettendo, la vedremo anche in altri due film.

Ho appena finito di girare a Lecce, nella parte di un’apicultrice, una favola politica, un lungometraggio di finzione molto originale, indipendente, a cui tengo moltissimo: Oltre il confine di Alessandro Valenti, già sceneggiatore dei film di Edoardo Winspeare, coprodotto dal canale tv Arte con l’Italia. Il film, attraverso la bellezza e la disperazione di alcuni bambini africani, attraverso la loro difficoltà di vivere, ci interroga sul problema degli immigrati senza moralismi o lezioni. E infine interpreto un’editrice cinica e scaltra nel film Le seduzioni di Vito Zagarrio, tratto da un libro di Lidia Ravera, un film sul mondo dell’editoria poco trattato in Italia. Un film a metà tra la commedia e la satira sociale.

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