/ INTERVISTE

La sezione “SeriesLab” del TFL è un corso di alta formazione rivolto a progetti di lunghe serie Tv in fase di sviluppo iniziale. Nel suo nucleo più interno, si struttura “SeriesLab Italia 2020”: Nicola Lusuardi è Head of Studies del progetto generale.

“SeriesLab Italia” – aperto a 3 progetti: uno sarà selezionato per essere girato totalmente o principalmente in Piemonte - è organizzato da TorinoFilmLab e Film Commission Torino Piemonte, con il supporto di SIAE, in partnership con SKY Italia, 100autori e Writers Guild Italia.

Il laboratorio ha come scopo lo scouting e lo sviluppo del primo concept di progetti di serie Tv italiane, innovative e di alto profilo, oltre a permettere il contatto tra i soggetti principe della produzione di fiction televisive: sceneggiatori, produttori e emittenti televisive.

Nicola, da dove nasce il desiderio – dal più ampio progetto internazionale ‘SeriesLab’ – di dar vita ad un ramo prettamente italiano della sezione?

Il TFL mi chiese di ragionare con loro sull’organizzare un lab sullo sviluppo seriale: era nato come ‘FictionLab’, poi divenuto ‘SeriesLab’; nel frattempo, le precondizioni per quello italiano – tra cui quelle di mercato – erano momentaneamente venute meno e quindi temporaneamente abbiamo portato avanti solo la versione internazionale, fino a quando, l’anno scorso, si è ripresentata l’opportunità di affiancare al percorso principale, quello nazionale. Questa scelta è stata fatta perché tendenzialmente, per ragioni culturali e storiche, in altri Paesi - non il nostro - c’è una maggiore propensione e abitudine, da parte degli autori e dei produttori, a sviluppare i progetti, o a implementare nei loro percorsi di sviluppo, anche la partecipazione a lab internazionali, cioè a confrontarsi con esperti all’interno di percorsi strutturati come quelli che sono i lab del TFL. Quindi, al nostro scouting internazionale partecipano tanti autori con progetti che hanno già un produttore ‘attached’, autori con un curriculum che racconta di film o serie realizzati, che quindi conoscono i vantaggi potenziali di essere all’interno di un lab come il nostro: il vantaggio dell’expertise di sviluppo che si mette a disposizione, e quello di avere una vetrina per proporre il proprio progetto in un mercato internazionale. Mentre, al contrario, quello che accade in Italia, per ragioni culturali, è che questo tipo di esperienza, tendenzialmente, viene sentita e vissuta come ‘per principianti’, quindi lo scouting è fatto di autori molto più giovani, con molto meno curriculum alle spalle, e praticamente mai con un produttore di riferimento. La declinazione italiana del nostro Lab abbiamo sentito, fin da subito, dovesse essere mista tra la formazione e lo sviluppo, di per sé due percorsi molto molto diversi: quello di cui di massima hanno bisogno gli italiani è una forma di sviluppo che abbia un maggior valore di formazione, se poi da questo nasce un progetto che riescono a vendere sul mercato ancora meglio. Quindi, abbiamo pensato che l’offerta migliore, in termini formativi, potesse essere quella di far parte di un lab internazionale, all’interno di gruppi di lavoro con molti altri autori di altri Paesi, molto più ‘adulti professionalmente’ dei nostri italiani, e, nel contempo, di avvantaggiarsi di tutti gli aspetti formativi del Lab, così abbiamo aggregato le due cose, senza però integrarle completamente perché, essendo gli obiettivi formativi leggermente differenti, era necessario dare un diverso accento alle due esperienze.

I numeri: quante domande di partecipazione avete ricevuto per questa edizione in corso? E qual è l’età media degli sceneggiatori che si sono candidati?

Le selezioni le abbiamo concluse più di un anno fa, con 50-70 progetti candidati per l’Italia. L’età media delle persone arrivate in fase finale è intorno ai 30 anni, che in Italia significa professionisti ‘giovani’, da poco usciti dalle scuole: diversi dei partecipanti di quest’anno sono ex allievi del Centro Sperimentale.

I 3 progetti/sceneggiatori selezionati per questa edizione che peculiarità, forza, possibilità hanno rispetto a quelli non ammessi?

L’ammissione, tendenzialmente, avviene nell’equilibrio di due elementi fondamentali: da una parte, l’originalità del progetto in rapporto a una sua collocabilità nel mercato, nel senso che inevitabilmente, quando si fanno questo tipo di selezioni, ci si assume la responsabilità di fare delle valutazioni ‘di commissioning’, a partire dall’esperienza personale di noi che selezioniamo, che facciamo parte della professionalità reale; la qualità dell’idea si definisce in termini di originalità potenziale, di spettacolo che potrebbe produrre, e di quanto, in certe collocazioni di mercato, potrebbe essere richiesto da certi player, piattaforme, per occupare degli slot di contenuto. Dall’altra parte, l’incontro personale con gli autori è importante: la sensazione che si matura durante l’incontro deve essere quella di aver davanti dei giovani professionisti, ma professionisti appunto, con una padronanza del processo di sviluppo sia psicologico, sia culturale, cioè che sappiano interagire e dialogare a proposito del proprio progetto, e abbiano gli strumenti per metabolizzare e comprendere i suggerimenti che ricevono, per reagire ad essi in modo positivo. Le persone devono anche avere un minimo di abitudine con le dinamiche di cui si compone il processo, e siccome non sono ovvie, chi non le ha mai sperimentate rischia di trovarsi molto a disagio e quindi di bloccarsi. Con questo Lab chiediamo molto, perché l’ambizione è spingere verso prodotti il più possibile evoluti sul piano tecnico ed editoriale. I progetti che abbiamo selezionato sono quelli che, secondo noi, meglio esprimono queste due caratteristiche.

La contemporaneità storica, sociale, quanto è soggetto dei concept ‘originali’ che hanno chiesto di partecipare? Oppure, avverte più una tendenza creativa tesa alla fantasia?

 La selezione dei progetti che presentiamo adesso è di idee concepite e scritte un anno fa, quindi parliamo di un mondo pre-Covid: la media che si conferma un po' tutti gli anni è quella di un mix ampio di generi e sottogeneri, come di opzioni estetiche che possono andare dalla ricerca di un realismo ad alto tasso d’indagine da un punto di vista politico o sociologico, alla ricerca del ‘genere’ appunto; il 60% dei progetti tentano di percorre delle ipotesi ‘di genere’, anche perché il mercato europeo ha maggior fame e nostalgia della capacità di sviluppare progetti di genere di qualità.

Laddove si scelga, invece, la via di ‘adattare’ un soggetto già esistente, ci sono temi, generi, o storie che ha notato siano più prettamente preferiti dagli autori?

Sono pochissimi gli adattamenti, credo che, nell’interezza del 'SeriesLab', siano stati un paio, quindi ‘non fanno statistica’; noi diamo la possibilità di farlo, ma di fatto non accade. Quello che ricorre di più sono progetti tratti da eventi o personaggi storici, di traccia originale, con magari alle spalle una certa documentazione, ma ‘adattamento’ in senso di narrativa – cosa che invece nel mercato ricorre tantissimo – nel nostro Lab è cosa difficile, ma c’è una ragione ed è quella che chi acquista i diritti di solito lo fa con una riflessione molto precisa di interesse da parte dei commissioner, sono soggetti che quindi non hanno il tempo o il lusso di poter passare attraverso un lab.

La diffusione della serialità streaming influenza le proposte che ricevete? Oppure, c’è un riferimento 'ai casi' della serialità generalista nostrana?

 Assolutamente quest’ultima cosa non accade. Un po’ generazionalmente, un po' per ragioni culturali, raramente i partecipanti dei nostri lab sono spettatori della serialità generalista, e dal mio punto di vista è un problema, perché è una serialità che ha fatto la Storia, e ancora oggi conserva un pubblico molto molto ampio, e spesso produce anche qualità. E, se non la conosci, il rischio che corri è di avere delle idee che non siano originali, ma che credi lo siano: non ti accorgi di applicare quello che tu, pregiudizialmente, critichi della serialità generalista e lo pratichi paro paro. Per me è un problema che molti non guardino la serialità generalista, nel bene e nel male. Sarebbe bene conoscere ciò che esiste, e studiarlo in maniera molto approfondita: se si considerano i corsi italiani, i quattro più importanti – il CSC, la scuola Rai, il master della Cattolica di Milano e la Holden -  hanno un rapporto molto diverso con la tv generalista; nei corsi Rai e della Cattolica si studiano molto di più, al CSC e alla Holden un pochino meno, e quindi è una situazione mobile, ma il punto vero riguarda una serie di messaggi impliciti e pregressi che la cultura diffonde, messaggi che tendono a perimetrare in modo molto stretto e discutibile il concetto di ‘qualità’.

La partecipazione a “SeriesLab Italia” è per sceneggiatori di tutte le nazionalità, ma residenti in Italia, o di nazionalità italiana residenti all'estero, oltre a sceneggiatori di nazionalità straniera residenti all'estero, che possano accedere in coppia con un autore italiano: si può presentare un solo progetto – originale o adattamento - individualmente o come team (massimo di 2 membri), e i concept devono essere capaci di una visione seriale multi-stagionale.

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