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Gero Von Boehmregista di Helmut Newton: The Bad and The Beautiful - il protagonista del suo film non solo lo racconta, in un biopic documentario, ma l’ha conosciuto, addirittura abitualmente frequentato e chiamato usualmente per nome di battesimo: “Ogni volta che con Helmut ci sedevamo in un caffè, passavamo il tempo a osservare le persone e a inventarci delle storie su di loro: da dove venivano? Che facevano? Lui non era solo un voyeur in senso stretto, era un grande osservatore dell’umanità. Una combinazione inimmaginabile di ragazzaccio berlinese, gentleman, provocatore, anarchico e, ovviamente, immenso artista. Sicuramente il film riflette la storia della sua vita”.

Un doc su un uomo, un artista, le ‘proprie donne’, la propria arte, uno spunto di riflessione sulla bellezza, sul corpo, sul maschilismo, il femminismo, sull’oggettivizzazione, sull’anima, sul cosmo che ruota dentro e fuori l’essere umano, sia di colui – Newton – che crea immagine, sia di chi ‘le dà corpo’, direttamente e metaforicamente: “Susan Sontag – nel film - dice che Newton è un misogino, ed è comprensibile dal punto di vista femminista; dovremmo discutere di questo, ma in maniera non ideologizzata, aperta; non perché il suo soggetto erano donne, allora erano oggetti, e poi pensiamo al contesto: s’era appena avuta la liberazione sessuale, finalmente il corpo femminile non era più un tabù; tutto era bello esteticamente, prima, ma noioso, e poi arriva lui che porta la rivoluzione; io, con il film, porto dei punti di vista, ma poi è il pubblico a dedurre, sul suo lavoro, su di lui, un doc non deve portare un messaggio, l’arte deve essere visibile, discutibile, dibattuta. Voglio incitare i giovani fotografi ad essere audaci e coraggiosi, altrimenti saranno tempi molto noiosi”, dice Gero Von Boehm. 

Helmut Newton - scomparso in un incidente di macchina a West Hollywood, nel 2004 – è la prima volta che appare sul grande schermo per un racconto biografico a lui dedicato: di natali ebrei (Berlino, 190), è stato uno “psicanalista visivo”, soprattutto del corpo femminile, usato spesso per provocare, grazie alla complicità da lui stabilita con l’arte della fotografia. “Lui adora le grandi donne. Nelle statue, nei dipinti, nella scultura… quelle in carne e ossa. Specialmente quelle in carne e ossa, perché le può manipolare. Può controllare ogni muscolo del loro corpo” – spiega, in voce off, June Newton, sua moglie. Ma probabilmente, “Helmut descrive e rivela molto della psiche maschile. Non credo che si riferisse così tanto alla donna, quanto ai suoi stessi sentimenti. ‘Mi piaci, maledetta! Mi piaci ma perché dovresti… Non dovresti piacermi perché sei un’arma’.”, riflette Isabella Rosellini; come sembra “confermare” Anna Wintour, per cui: “Di sicuro la donna di Helmut Newton era molto forte, era provocante, dominatrice. Era spesso alta, bionda… aveva un rossetto molto marcato. Era inequivocabilmente una donna di Helmut Newton”. E sono proprio le protagoniste del doc Helmut Newton: The Bad and The Beautiful - Charlotte Rampling, Catherine Deneuve, Isabella Rossellini, Grace Jones, Marianne Faithfull, Claudia Shiffer, Anna Wintour – a restituirne un profilo multiforme, confermandolo mai noioso né prevedibile, ed ennesimo rispetto a quello già gigante dell’icona mondiale a cui era assurto sin dalla vita terrena, della cui parte artistica aveva un pensiero fermo, ovvero “riguardo ciò che dice la gente… non mi interessa se non piace, fintanto che piace a me. Questo è il punto”, afferma lui stesso in un girato montato nel doc, che intermezza alcuni scatti realizzati per “Vogue France” e una campagna Bulgari in cui osò mostrare le mani della modella, con addosso gioielli milionari, mentre maneggia un pollo arrostito – soggetto che Newton amava molto ritrarre, scattò infatti anche un famoso pollo in tacchi a spillo -, a zampe divaricate.  

“Credo che Newton sarebbe stato davvero a favore del movimento MeToo, perché era un femminista, era sia machista che femminista, forse una contraddizione, ma sarebbe stato completamente a favore perché amava le donne e voleva mostrarci la loro forza, come raccontano i suoi scatti; sarei stato molto curioso di sentire cosa avrebbe detto, ma di certo avrebbe sostenuto che: ‘le donne devono saper dire di no!’. Newton aveva anche un lato molto femminile, forse per questo riusciva a scherzare, giocare, con questi elementi, come nel manifesto del film, in cui vedete la maniera con cui giocherellava con la sua immagine: non so dire quanti generi sessuali esistano, ma lui già 30 anni fa giocava con tutti. Il suo riferimento era una donna forte, magra, con un gran seno - gli piaceva davvero il seno - e molto intellettuale: amava le donne intelligenti e parlare con loro, per questo ha fotografato tantissime donne e pochissimi uomini, pensava fossero più noiosi e meno aperti”, afferma Von Boehm. 

Il doc molto si costruisce sul montaggio di girato famigliare, materiale d’archivio, e immagini fotografiche che vanno a completare la galleria di quelle da lui rese arte, contribuendo ulteriormente a rinnovare l’immortalità, il diacronismo e la dualità di persona/personaggio. “Ho lavorato per due anni, avevo moltissimo materiale di un precedente lavoro svolto tempo prima per la tv: quest’anno sarebbe stato il suo centesimo compleanno; June, la moglie, mi ha fornito tantissimo materiale, di quello che lei ha realizzato seguendolo sempre. Quando Helmut è morto, io ero in albergo a New York e immediatamente avrei voluto partire per Los Angeles, per andare da June, che viveva in simbiosi con lui, volevo farle sentire che ero vicino, abbracciarla, ma non ho potuto partire perché stavo realizzando delle riprese: lui, ancora oggi mi manca, ho imparato tanto, soprattutto dalla persona, dal suo umorismo”, conclude l’autore.  

 

 

 

 

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