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Unica italiana finalista alla V edizione di ARTEKino Festival, il concorso online del giovane cinema europeo d’autore, la regista veronese Chiara Campara (33 anni) sarà fino al 31 dicembre sulla piattaforma di www.artekinofestival.com con il suo Lessons of Love, romanzo di formazione su un uomo che scopre l’amore "in ritardo", nato e cresciuto in un territorio di confine tra provincia industriale e solitudine montana. Cinecittà News l'ha intervistata. 

Conosceva l'ARTEKino Festival?

Quando ho saputo di essere stata selezionata sono stata molto contenta. Lo conosco e lo seguo con interesse, sono stata prima di tutto una spettatrice del festival. Ho sempre trovato in selezione molti film che non conoscevo e che avevo perso, pur frequentando il circuito festivaliero. Anche se oggi sembra crudelmente premonitore di quel che sarebbe successo a tutti gli altri festival, ARTEKino si è sempre svolto online. Ha una sua storia sulla piattaforma. Sono felice di esserci.

Lessons of Love ha avuto una distribuzione?

Era stato presentato alla Mostra di Venezia nel 2019, nella sezione Biennale College. Aveva poi fatto un paio di passaggi in altre rassegne italiane, il Festival Piccolo Grande Cinema e Sguardi Altrove Film Festival a Milano. Era stato invitato a partecipare anche all’Istanbul Film Festival e al Moscow International Film Festival. Poi tutto è precipitato nel limbo. Speriamo si sblocchi qualcosa.

E l’uscita in sala?

 Speravamo di trovare uno slot primaverile dopo la lunga coda delle uscite invernali, nelle grandi città e nelle sale d’essai, ma ora è tutto congelato. Pensavamo a un’anteprima a Roma.

Come è arrivata alla storia di Lessons of Love?

Sono una veronese "della pianura", ma ho studiato a Milano. Ho fatto una scuola di cinema e mi sono formata come documentarista. Questo è il mio primo progetto di finzione, nato dalla costola di un documentario che avevo realizzato con lo stesso sceneggiatore, Le allettanti promesse. È stato in quell’occasione che ho conosciuto la provincia in cui si svolge il film, al confine con la montagna. Non il classico mondo sperduto, idilliaco, con la natura incontaminata, ma un territorio in cui la natura ha incontrato la presenza umana, che in parte l’ha addomesticata. Un luogo di confine tra urbanità e mondo contadino e montanaro.

Come l’ha prodotto?

Insieme a una produzione di Roma, la ANG Film. Poi sono stata selezionata da Biennale College per il programma di produzione, sviluppo e tutoraggio.

In che modo Lessons of Love parla al pubblico europeo di ARTEKino?

Credo che la chiave universale del film sia la condizione di solitudine del protagonista e la sua difficoltà a comunicare all’esterno la propria fragilità.

E adesso? Tornerà al documentario?

Quella di Lessons of Love è stata un’esperienza che mi ha insegnato tanto, permettendomi di avvicinarmi in modo diverso agli attori. È stato folgorante. Adesso però sto lavorando principalmente su alcuni progetti di documentario. Sono in fase di ricerca e preparazione allo sviluppo.

Un documentario (Notturno di Gianfranco Rosi) agli Oscar: che ne pensa?

Che il documentario non è mai morto. Ha sempre vissuto periodi di minore o maggiore notorietà, ma i generi sperimentale e documentario sono sempre stati fucine di idee, talenti ed esperienze spesso poi assorbite dal cinema di finzione. Credo che la candidatura di Rosi sia un buon segno, indica la vitalità del genere.

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