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È raro che a un attore capiti di esordire al cinema con un maestro come Bernardo Bertolucci. Jacopo Olmo Antinori ha avuto questa fortuna. E’ stato scelto dal regista a soli 14 anni come protagonista del film Io e te. Quell’esperienza gli ha cambiato la vita. "Bernardo mi ha insegnato ad amare questo lavoro, a godere della fatica sul set", racconta a Cinecitta News l’attore oggi 23enne, che ha come immagine del suo profilo di WhatsApp una foto con il cineasta scomparso due anni fa. Mentre sogna in grande, magari un ruolo in un film straniero diretto dai suoi miti Villeneuve, Wes Anderson o Scorsese, Jacopo prosegue il suo cammino in Italia. Insieme ad Alessio Lapice, Eugenio Franceschini, Filippo Scicchitano e Lorenzo Zurzolo, è tra i protagonisti di Weekend di Riccardo Grandi, thriller psicologico con elementi noir che sarebbe dovuto uscire al cinema e che, per via della pandemia, dal 17 dicembre è su Amazon Prime Video, distribuito da Eagle Pictures. Nel film interpreta Federico, che dopo molto tempo rincontra i vecchi amici Giulio, Michele e Roberto all’inaugurazione di una mostra. Il giorno dopo i quattro si risvegliano in un rifugio di montagna. Qualcuno li ha portati lì e vuole conoscere la verità su Alessandro, un loro quinto amico morto sette anni prima in circostanze misteriose.

Jacopo, cosa l’ha colpita di Weekend?

Intanto la sceneggiatura, con i suoi continui ribaltamenti e colpi di scena. E poi ho trovato entusiasmante far parte di un mystery thriller, un genere che non si fa così tanto in Italia.

Chi è Federico?

Un giovane che vive un conflitto interiore fortissimo. Fa parte di questo gruppo di amici con cui in passato ha trascorso molto tempo, ma ormai non può più fidarsi di loro.

Il legame tra i quattro si scopre essere abbastanza fragile. Lei crede nel valore dell’amicizia?

Molto, ancor più che all’amore o ai rapporti familiari. L’amicizia, quella vera, è qualcosa di raro, per nulla scontata, va nutrita e coltivata. In questo film viene fuori la realtà delle false amicizie, che purtroppo sono moltissime, o perché di convenienza, o perché ci si lega a qualcuno per paura della solitudine. Weekend non parla, però, dell’impossibilità dell’amicizia. Anzi, mostra ciò che non deve essere in nessun modo.

Tutti i personaggi del film hanno luci e ombre. In ognuno di noi vive un lato oscuro?

Questa storia ci fa interrogare sulla natura dell’uomo. Punta i riflettori proprio sul fatto che tutti quanti abbiamo degli angoli oscuri, delle debolezze di carattere o dei conflitti nella nostra vita che, è inquietante dirlo, potrebbero portarci a commettere qualcosa di molto grave, persino dei crimini. Per fortuna la nostra coscienza ci mostra la retta via. Viviamo in una società capace di educare le persone a essere sane.

Prima parlava di generi cinematografici che si realizzano poco in Italia. La commedia va per la maggiore, però lei non l’ha mai fatta.

Un po’ mi dispiace. Vorrei farne una, sicuramente non commerciale. Abbiamo una grande tradizione della commedia, che dialogava con la realtà sociale del Paese su ciò che eravamo e saremmo diventati. Sono un amante de Il sorpasso, I soliti ignoti, La grande guerra. Film così li farei subito. 

Il suo debutto con Bertolucci quanto l’ha segnata?

E’ stata un’esperienza sia professionale che personale incomparabile. A volte non trovo le parole per spiegare cosa abbia significato per me. Mi ha cambiato la vita.

Il vostro legame è andato avanti nel tempo?

Siamo rimasti in contatto fino all’ultimo. Ho tanti bellissimi ricordi del nostro rapporto, dell’amore e dell’interesse sincero e profondo che Bernardo aveva per i giovani. Era interessato a sapere cosa io pensassi su faccende di politica, di cronaca. Questo la dice lunga su chi fosse questo gigante del cinema.

Cosa le ha insegnato?

Dico spesso che mi ha regalato un calendario dell’avvento. Ogni anno apro una casella e scopro i suoi insegnamenti. I più importanti: essere professionali sul set e amare questo lavoro, godendo della fatica, inquadratura dopo inquadratura.

Oggi con quale autore italiano le piacerebbe lavorare?

Ho grande ammirazione per Matteo Garrone. Sarei onorato di poter essere diretto da lui.

E a un’esperienza all’estero ci pensa?

E’ una strada che cerco di aprirmi. Diciamo che da un anno a questa parte, vista la situazione, è complicato. Sono laureato in letteratura inglese, parlo bene la lingua e ho avuto modo di recitare già in inglese nella serie I Medici. Continuo a studiare e spero al momento giusto di recitare in un film straniero. Sogno di lavorare un giorno con Denis Villeneuve, Wes Anderson e Martin Scorsese.

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