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L’attore, reso famoso dalla serie Netflix Suburra in cui interpretava l’iconico Spadino, è giurato del Monte-Carlo Film Festival della Commedia ideato e diretto da Ezio Greggio. Nell’avventura è accompagnato da Mario De La Rosa, Mario Sesti, Sara Forestier presieduti da Raul Bova. Archiviata l'esperienza con lo show della piattaforma, Ferrara ha in serbo moltissimi progetti. Apparso nel film di Andrea De Sica Non mi uccidere, con un ruolo significativo e d'impatto che l'ha portato a perdere molti chili, l'attore si racconta partendo da com’e ritrovarsi dall'altro lato e dover giudicare il lavoro degli altri.

Come sta andando l'esperienza da giurato? 

C'è una grande responsabilità, anche perché di solito sono io che vengo criticato o giudicato. Ci sono moltissime cose che devi valutare, mi sono approcciato alla visione di questi film come uno spettatore, è interessante vedere come nei vari paesi si faccia la commedia, è un'esperienza che mi fatto conoscere nuove realtà, non avrei mai pensato di vedere una commedia finlandese o israeliana e invece sono meravigliose, il lavoro di selezione è stato eccezionale.

Le piacerebbe cimentarsi in un ruolo comico?

Assolutamente si, ho esordito con un film di genere, La prima volta di mia figlia di Riccardo Rossi, ma devo dire che cerco di mettere un po' di commedia in ogni ruolo che faccio, un guizzo di ironia. Mi piacerebbe però cimentarmi in un film completamente comico anche se mi rendo conto che far ridere è più  difficile che far piangere.

Ha subito molte trasformazioni con i suoi ultimi film, partendo da Non mi uccidere. Che percorso ha vissuto?

È  iniziato a giugno dello scorso anno con il film di Andrea De Sica, dove avevo la necessità di sentirmi debole e ho perso molti chili, sono arrivato a 63 kg, poi c'è stata l'avventura del set di Vermicino con Alfredino -Una Storia Italiana (su Sky Cinema e su Non il 21 e 28 giugno) e poi ancora ho iniziato la preparazione per il film di Alessio De Leonardis e Fabrizio Moro con Ghiaccio. Ho lavorato con un due volte campione mondo della boxe per imparare il pugilato, perché da come sali sul ring si capisce se sai di cosa stai parlando. È uno sport molto metodico e me ne sono innamorato ci vuole una grande disciplina. Con me ci sarà Vinicio Marchioni nei panni del mio coach, devo dire che è stata un’esperienza molto bella con due registi dalle idee molto chiare ma al tempo stesso anche pronti allo scambio. 

E invece per Alfredino-Una Storia Italiana?

Quando è accaduto io non ero neanche nato, ma ne avevo sentito molto parlare, di certo se ne avessi letto in una sceneggiatura avrei pensato che succedevano troppe cose all’interno, è inverosimile. È un evento che ha sconvolto l'Italia intera lasciando una traccia profonda a chi l'ha vissuta in prima persona, in più è stato anche il primo evento seguito in diretta nazionale 24h su 24h, è, appunto, una storia italiana e come tale necessita di essere raccontata. Lo abbiamo fatto con molta sensibilità e  con uno stile documentaristico, io interpreto uno speleologo, ho anche incontrato il vero Maurizio Monteleone che mi ha raccontato come il suo coinvolgimento fosse poi frutto del destino e la casualità. Per girare alcune scene siamo andati in una grotta è un'esperienza elettrizzante ma anche spaventosa, più che altro mi sono dovuto calare in discesa a testa in giù di 2 mt e ho percepito cosa hanno dovuto affrontare in quel momento, lo sforzo umano, psicologico e emotivo. Io poi ero in un tubo ricostruito scenograficamente eppure ho sentito la pressione e la sensazione di claustrofobia e sarei potuto uscire da un momento all'altro, non oso immaginare cosa deve essere stato per loro quel giorno. 

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