/ INTERVISTE

In questi giorni non si è parlato d’altro se non della notizia che Raoul Bova sarà il nuovo Don Matteo, al posto di Terence Hill. L’attore, che al Montecarlo Film Festival ideato e condotto da Ezio Greggio, è in veste di Presidente di giuria, racconta la nuova esperienza e la sua prima regia con il docu-film Ultima gara andato in onda il 3 giugno. Il Festival, che ieri ha celebrato una charity con un gesto d’amore per i nati prematuri, dove è  stato messo all'asta un cofanetto Limited Edition di Colpa d’Alfredo di Vasco Rossi da lui autografato, ha decretato i vincitori.

La giuria composta da Mario De La Rosa, Giacomo Ferrara, Mario Sesti e lo stesso Bova ha premiato il film spagnolo Sentimental diretto da Cesc Gay con due riconoscimenti, il premio come miglior film e quello a Griselda Siciliani come miglior attrice.Per la miglior regia vince Adam Rehmeier per la commedia Dinner in America. All’altro film statunitense Swan song di Todd Stephens, vanno il premio come miglior attore a Udo Kier, e il Premio del Pubblico.

La Giuria ha voluto poi premiare con una menzione specialeil film israeliano Honeymood per la regia di Talya Lavie. Infine,il premio Short Comedy Award nella sezione dedicata ai cortometraggi, che è andato a Wichita di Sergine Dumais (USA-Canada). 

Per lei è l’anno delle prime volte, iniziamo dal ruolo di Presidente di giuria, come si è trovato in questa veste?

È stata la cosa più difficile in assoluto. Visto che poi di solito sono io quello che è protagonista di film che vanno ai Festival e vengono giudicati, c'è molta responsabilità. Mi piacerebbe aver fatto una giuria onesta, con uno sguardo attento ai dettagli, che possa aver tenuto conto dello sforzo che c'è dietro un film e che abbia dato risalto con sensibilità anche ai film con un budget minore. Spero di essere stato il miglior Presidente, quello che mi augurerei dovesse giudicare me.

Quest’anno è uscito anche il suo libro 'Le regole dell’acqua' e il doc-film da lei diretto Ultima gara. Che importanza ha l’acqua per lei?

Non mi ha mai abbandonato. È un elemento che mi accompagna sin da quando sono bambino, dove ripongo le mie riflessioni, considero il mare mio fratello, ci parlo e mi confronto e qualche volta e lì che trovo le risposte.

In Ultima gara parla degli incontri che ti cambino la vita. Il suo quale è stato?

Ce ne sono tanti che ti cambino la vita e nel corso di essa ci sono tanti cambiamenti che avvengono, come le persone che ti possono influenzare sia in positivo che in negativo. La mia vita è stata piena di incontri fondamentali, quando ho iniziato a fare questo lavoro è stato per un incontro avvenuto per caso, la mia vita familiare è fatta di incontri, ma anche gli amici di Ultima gara, con loro è nato tutto in maniera naturale, mi hanno poi dato la possibilità di raccontare questa storia.

Le piacerebbe essere il regista di una commedia?

Certamente. Dirigere è una forma di espressione molto bella, sicuramente impegnativa, ma bella.  Piano piano mi sto avvicinando a questo passo ma so che voglio essere preparato, la mia mentalità da sportivo non mi abbandona mai e lo farò solo quando sarò sicuro di aver trovato il progetto giusto, la storia giusta e gli attori perfetti. Onestamente non vedo l’ora.

Non si parla d’altro se non della sua partecipazione al prossimo Don Matteo. Come si è avvicinato al progetto?

Don Matteo è un’istituzione, c'è un grande affetto nei confronti di un grande attore che ha dato tutto per questo ruolo, è come se fosse il papà d’Italia, essendo stato nelle case di ognuno di noi per così tanto tempo. Quando arriva qualcuno di nuovo in un contesto simile, lo si guarda con sospetto, ma se segui le regole, ti approcci con rispetto e sensibilità cercando di omaggiare in punta di piedi è un’altra storia. Io le cose le faccio con il cuore e la sincerità, poi devo dire che è  stato proprio Terence a dare l’ok per la decisione dell’attore e questo non può che rendermi felice. 

VEDI ANCHE

MONTE-CARLO

Ad