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Uscirà fra poco il secondo capitolo di quella che è ormai una trilogia conclamata partita con Non ci resta che il crimine nel 2019. Il 12 luglio su Sky vedremo Ritorno al Crimine, film bloccato dalla pandemia che inizialmente doveva uscire al cinema lo scorso anno. Bruno promette ancora più action e divertimento, e questa volta sotto le sue grinfie non ci sono solo i boss di Romanzo Criminale ma anche la serie di Gomorra.

Questo è il suo primo sequel, perché questa decisione?

“Il primo film si chiudeva con un finale aperto e al botteghino andò benissimo. Ho pensato potesse essere divertente vedere l’evolversi della storia e così è nato anche il terzo.”

È stata una sfida?

“Un pochino si, anche perché ho sempre storto il naso quando leggevo del sequel di un film, nel nostro caso però cera tanta voglia di divertirci, addirittura lo abbiamo concepito ancora più divertente, ancora più action, rocambolesco e avvincente. Sviluppando l’idea di Andrea Bassi, Nicola Guaglianone e Menotti del viaggio nel tempo legato alla presa in giro dei criminali idolatrati come in Romanzo Criminale e Gomorra nel terzo film addirittura prenderemo di mira i nazisti.”

Crede che l’ironia possa salvare il mondo?

“Le rispondo di no, può salvare il singolo individuo ma non il mondo, che sta prendendo una china deludente. A 30 anni lottavo cercando di pensare a come crearne uno migliore, non avrei mai pensato potesse diventare cosi scadente, la cosa che puoi fare è sceglierti quelle persone e un pubblico con cui comunicare, attraverso un mio film per esempio, un nazista non cambierà mai idea, perché io non farò mai un film per loro, li faccio per quelli che la pensano come me. Credo sia complicato comunicare l’ironia con qualcuno che non è stato educato ad essa,  non possono capire il senso di una battuta che è volutamente cattiva, politicamente scorretta, e non viene recepita nel verso giusto, risulta offensivo. C’era molta più ironia negli anni ’70 e ’80 dopo è iniziata una sorta di censura, come a doverci uniformare in un pensiero di buon senso, io ho una scuola d’arti sceniche con degli allievi che resistono e mi danno speranza.”

Ha lottato molto per portare il film sala e poi ha ceduto allo streaming, perché?

“In realtà i due sequel sono stati girati ravvicinati per avere un’uscita ravvicinata, il problema si è creato con l'impossibilità di far uscire il film lo scorso anno, farlo ora in sala avrebbe ritardato il terzo di un anno e mi sarei ritrovato con due film invecchiati. Ho dovuto fare una scelta, inizialmente non ne ero entusiasta ma poi ne ho capito il senso, lo utilizziamo per promuovere l’uscita del terzo a novembre, sono felice di farlo su Sky, saremo circondati da splendidi prodotti di qualità.”

Come pensa sia cambiata la fruizione cinematografica post pandemia?

“La pandemia ha agito in maniera decisiva sul pubblico dai 14 ai 30 anni che già non andava al cinema prima, hanno l’abitudine di vedere i film in tv, per tornare ai livelli di qualche anno fa non so cosa bisognerà fare, è complicato. I miei film facevano 5/6 milioni di incasso ora queste cifre li fanno i blockbuster, forse dovremo aspettare qualche anno. C'è ripresa perché i set sono attivi, le piattaforme producono moltissimo, bisogna essere molto saggi per interpretare il momento. Il covid è stata una guerra, bisogna capire il dopo guerra come sarà, quando arriverà.”

I titoli di questa trilogia fanno pensare ad una dichiarazione d’amore per il cinema, quali sono i suoi padri cinematografici?

“Sono cresciuto con Monicelli, Risi e Scola, da poco ho rivisto Una giornata particolare e mi sono reso conto che è pura avanguardia, l’evidenziare la problematica della condizione della donna, che parte sempre da un’ottica maschile, anni e anni prima di tanti dibattiti è sorprendente. Poi c’è un tipo di commedia irresistibile come Il Sorpasso, le malinconie di Mascetti in Amici Miei, questa è la mia formazione, al tempo stesso sono cresciuto con il cinema americano che stava arrivando quando ero adolescente, film come Blues Brothers o Ritorno al Futuro. Anche pellicole come Una Separazione di Asghar Farhadi, lo vedi e pensi “ma questo genio da dove esce fuori?” Nel suo cinema c'è dentro Truffaut, Germi, Comencini, con un montaggio americano. La bellezza del cinema è proprio questa, che si possa continuare a sentirla come un’arte e non soltanto come forma di intrattenimento, anche se questa mia trilogia è volta a intrattenere, leggeremente diversa dai miei film precedenti, che avevano una nota più amara.”

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