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'Regista europea' è una delle definizioni più belle, una di quelle che fanno più piacere”, afferma Susanna Nicchiarelli, che domenica scorsa ha ricevuto il premio “Vento d'Europa - Wind of Europe International Award 2021” del Ventotene Film Festival, promosso dal MIC e diretto da Loredana Commonara. Classe 1975, nata professionalmente con Nanni Moretti, dirigendo uno dei Diari della Sacher (nel 2001 firmò Ca cri do bò), vent'anni dopo Nicchiarelli si è imposta sulla scena internazionale raccontando (soprattutto) di donne che inseguono i loro sogni tra ostacoli e contraddizioni. Dalla giovanissima Luciana, che in Cosmonauta sognava lo spazio, alla “sacerdotessa delle tenebre” Nico impegnata a reinventarsi, passando per Eleanor Marx, protagonista di una battaglia pubblica per l'emancipazione e di un grande dolore privato. Ora la regista è al lavoro sul nuovo progetto: un film dedicato a Chiara d'Assisi, ultimo capitolo della sua trilogia di biografie femminili, prodotto da Vivo Film con Rai Cinema e la belga Tarantula.

Ha vinto un premio che viene assegnato a “un artista simbolo della cultura europea”. Che effetto fa?

Sono lusingata e felice. Credo che l'identità europea degli ultimi miei due film, Nico, 1988 Miss Marx, sia in effetti molto forte. Nico racconta la storia di una tedesca in tour in Europa, parla degli anni '80 oltrecortina e anche delle divisioni europee di un tempo. Miss Marx parla di una famiglia dall'identità fortemente europea: un tedesco che vive in Francia, in Belgio e alla fine si trasferisce in Inghilterra. Sono orgogliosa anche del fatto che le mie produzioni siano europee: film finanziati da diversi paesi e set in cui si parlavano tre lingue.

Ha raccontato storie di donne complesse, ma facendolo ha detto molto anche degli uomini...

Mi interessa moltissimo il nostro sguardo sugli uomini, il poter dire loro come li vediamo. Credo che a un padre e a un marito un film come Miss Marx racconti moltissimo, perché è una storia sui rapporti umani e su come vengono gestiti nell'arco di una vita. E le vite sono complicate.

Dopo Nico Miss Marx arriverà Chiara, sulla santa di Assisi. È più difficile o più facile raccontare storie di personaggi reali?

È una sfida molto bella, per questo continuo a farlo. A quei personaggi non puoi far fare la fine che vorresti tu, non puoi controllare le loro vite perché sono già avvenute, sono un dato da cui partire. Puoi omettere alcune cose, fare delle scelte, ma è molto diverso rispetto all'invenzione. Più che inventare si tratta di interpretare, di trovare una chiave, infatti Trine Dyrholm non assomiglia alla vera Nico, né Romola Garai a Eleanor Marx.

Che impressione ha dello stato di salute del cinema in sala, è fiduciosa?

Sono stata tutto luglio in giro per le arene d'Italia a presentare Miss Marx, che era uscito da un mese e mezzo quando i cinema sono stati chiusi. Alla riapertura mi hanno chiamato per tante presentazioni e naturalmente avevo una gran voglia di farlo. E sì, sono fiduciosa, in questo mese ho visto arene piene e un gran desiderio di vedere il cinema insieme. Chi ancora non ha questo desiderio, spero che tornerà pian piano a condividere con gli altri teatro, cinema e concerti. Sono le cose che rendono la vita interessante.

A Venezia 78 ci saranno cinque film italiani in concorso e il direttore Barbera dice che il nostro cinema è in stato di grazia, che la pandemia ha stimolato la creatività. Che ne pensa?

Che non vedo l'ora di vedere tutti questi film! Probabilmente di fronte a situazioni estreme si cercano risposte importanti e forse il cinema è diventato più urgente, più politico, meno superficiale. In situazioni come queste il cinema viene sfidato e mi sembra che risponda meravigliosamente.

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