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VENEZIA – “Tutto è iniziato tra gennaio e febbraio del 2020, poi, a un certo punto, s’è fermato tutto”, narra la voce fuori campo, quella di Giuseppe Piccioni, regista del cortometraggio Preghiera della sera (Diario di una passeggiata), nella sezione Orizzonti, con Lucia Mascino e Filippo Timi

Il film racconta un’esperienza, quella di un regista e dei suoi due attori alle prese con la costruzione di uno spettacolo, nel debutto teatrale dell’autore cinematografico de Il rosso e il blu, Questi giorni, Fuori dal mondo

Promenade de santé di Nicolas Bedos – lo spettacolo teatrale scritto dal talento francese - è una storia d’amore, sulla malattia dell’amore, una malattia necessaria che da sempre ostinatamente cerchiamo di rinnovare, nonostante le controindicazioni e le conseguenze. Sempre incapaci di giungere a un’immunità che ci ponga al riparo da possibili sofferenze.

Il film breve è un flusso di parole dall’andamento morbido e carezzevole, quelle del racconto di Giuseppe Piccioni appunto, che scorrono sulle immagini di “backstage” – dal salotto della casa del regista, alle prime prove in teatro, quelle “Delle Muse” di Ancona, ai momenti di tempo trascorsi a conoscere luoghi nei dintorni della città marchigiana, necessari per realizzare alcuni esterni poi utili a fare da sfondo video alla scena, come in un continuum tra la tridimensionalità del palco e quella piana dello schermo, che però conferisce profondità. Tra cui il mare, quello vivace – sotto un cielo un pò plumbeo – in cui Mascino, e poi Timi, si tuffano, lui addirittura stringendo la sigaretta tra le labbra, restituendo la libertà dei loro personaggi, anime belle e tormentante di un amour fou.  

Questa visione, questa costruzione, fluisce nella parallela percezione costante di “un ospite non gradito” - come lo definisce Piccioni sempre nel fuori campo, che parla così del Covid -, sul susseguirsi di immagini che mostrano le poltroncine del teatro infiocchettate una sì e una no, per ridurre la capienza del pubblico, o le maschere con le mascherine al viso, ma – afferma il regista - “in questa pièce si parla d’amore, è un altro tipo di contagio”, infatti “è una commedia romantica in cui l’azione si svolge in una clinica psichiatrica”, recita il personaggio di Timi in scena. 

‘Filippo è un attore pronto a fare qualsiasi cosa’, afferma Piccioni: la psicosi mentale è un tema affascinante, ma anche gigante e delicato, così come l’amore, i poli dello spettacolo. Lei, Filippo, come s’è preparato al personaggio, al di là della coppia con Lucia Mascino?

Ho cominciato a lavorarci seguendo un pochino, delicatamente, le indicazioni di Piccioni: se m’avessero proposto il testo con un altro regista e un’altra attrice forse avrei detto no. Avevo fatto un film precedente con Giuseppe e, da attore, ti accorgi di quanto lui sia capace, perché è sfumatissimo, è proprio bravo: ho detto sì a prescindere dal testo, ho detto sì per la combinazione delle cose, per Lucia che giocava con me alla pari come attrice, per un regista che è molto bravo a dirigere gli attori su un campo di battaglia per lui sconosciuto. Ha sfiorato delle ingenuità meravigliose: è stato un dialogo. 

Personalmente, e da usare come tesoro per la sua recitazione in generale, cosa ha capito, scoperto, metabolizzato dal senso del soggetto di questo spettacolo, Promenade de santé?

 Nessun personaggio è facile, se davvero lo vuoi fare profondamente, perché capisci che proprio la complessità è l’aspetto più interessante. In questo caso, tutto l’aspetto patologico, semplicemente non l’abbiamo affrontato, nessuno dei due tra Lucia e me: io non sono un attore sistematico, per cui dovendo interpretare un erotomane non studio come si comparti, cosa mangi, come cammini, non mi interessa. Capisco dal testo quale possa essere il sotto testo e cerco di inventare il personaggio: da erotomane, entro in scena e la mia ossessione è il teatro, allora è come se parlando delle mie ossessioni verso il sesso in realtà dentro di me parlassi delle mie ossessioni per Carmelo Bene, per dire. Non ho quindi affrontato il soggetto patologico, semmai ho affrontato cosa rappresentasse il personaggio per quello femminile, perché il punto di vista protagonista è lei. E infatti si svela che il mio personaggio è tutta una sua invenzione, e quindi qui divento una proiezione dell’amore, per cui divento tutto, dal seduttore allo stronzo. 

‘Lucia e Filippo sono una coppia collaudata’, dice ancora Piccioni nel film. Tra lei e Mascino c’è un’assodata e contagiosa alchimia – in assoluto da Massimo e Vittoria de I delitti del bar lume: come avete lavorato in questa occasione? 

 Erano tantissimi anni che non lavoravamo insieme a teatro diretti da qualcuno e quindi ci siamo ascoltati, mettendoci a disposizione dell’esperienza; è stata comunque una nuova cosa, è stato interessante – essendo amici da più di vent’anni – risvegliare anche una certa attrazione fisica e sessuale, questo è strano perché per me Lucia è come una sorella: in scena funziona ma a noi fa anche un pò ridere, è dolce come cosa dimenticare di essere amici per scoprirsi di nuovo uomo e donna. 

Giuseppe Piccioni con Promenade de santé ha debuttato nella regia teatrale: cosa ha portato di cinematografico nella direzione dello spettacolo e degli attori, nella messa in scena, nella ‘visione dal vivo’?

 Ha portato assolutamente il suo sguardo. Durante le prove, ci preparavamo, la prova stava per cominciare, e Piccioni, sempre, gridava: ‘Azione!”. C’è il suo sguardo, che è cinematografico, fatto di dettagli, che in questo caso non possono essere visivi, ma sono dettagli d’intenzione. 

L’idea di questo corto è nata sin dal principio della preparazione dello spettacolo o s’è inserita man mano? Per voi attori l’occhio esterno della mdp vi osservava e basta, o comunque ne eravate condizionati?

 Secondo me, Giuseppe ‘ce l’ha venduta’ come aspetto ulteriore dello spettacolo, un pò effetto ‘specchietto per le allodole’ (ride). Si è sempre condizionati dalla macchina da presa, poi ci si dimentica, quello che succede ne Il grande fratello: parti con l’intenzione ma dopo un quarto d’ora ti scordi dell’occhio che guarda. 

Preghiera della sera è una preghiera laica che non fa richieste e si interroga intorno a un impossibile senso di quello che è accaduto’, riflette Giuseppe Piccioni: per lei ha significato la preghiera, è qualcosa a cui fa ricorso, in cui crede o che declina artisticamente?

Nam-myoho-renge-kyo, la mia risposta. Ricordo Pasolini, che nella stupenda prefazione della sceneggiatura de Il vangelo secondo Matteo parla della società, che priva del sacro diventa un’orgia grigia. 

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