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“Sono andato da Marco Pannella con tutte le attrezzature che avevo a casa dicendo: io ho una radio pronta per trasmettere, vorrei fare qualcosa di diverso. E lui ha detto: vuoi fare Radio Radicale (R.R.)? Falla”. Così Pino Pietrolucci racconta la nascita di R.R., di cui è co-fondatore, nel documentario Onde radicali di Gianfranco Pannone presentato alla Festa di Roma che ne ricostruisce la storia. A partire da quel 1976, l’anno delle prime trasmissioni dalla sede di via Villa Pamphili a Monteverde e dell’elezione dei primi deputati radicali in Parlamento.

Il racconto di Onde radicali si sviluppa intorno ad alcune scelte editoriali forti e a importanti fatti di cronaca dei quali R.R. fu protagonista e testimone diretta: le sedute parlamentari, il filo diretto di Marco Pannella con gli ascoltatori che durò 72 ore di seguito, la trasmissione di famosi processi, l'uccisione di Giorgiana Masi durante una manifestazione promossa di radicali nel 1977, il rapimento e la liberazione del giudice Giovanni D'Urso, l'arresto e la gogna giudiziaria subita da Enzo Tortora, l'uccisione del corrispondente della radio in Cecenia Antonio Russo. L’avventura giornalistica e politica di questa radio di battaglia per i diritti civili, "un'eresia giornalistica" come afferma il produttore, è narrata da coloro che l’hanno vissuta in prima persona. Come l'ex AD per 20 anni Paolo Vigevano che ricorda che "tutto quello che ha fatto R.R. è stato servizio pubblico, consentendo agli ascoltatori di entrare nelle stanze del potere". Tante sono le testimonianze del film: Pino Pietrolucci, Claudia Rittore, Emma Bonino Francesco Rutelli, Rita Bernardini, Marco Taradash, Gianfranco Spadaccia, Valter Vecellio, Roberto Giachetti, Valeria Ferro, Antonio Cerrone, Alessio Falconio, Paolo Chiarelli, Lorena D’Urso ed Ettore Iorio, Annachiara Mottola Di Amato. Onde radicali andrà in onda il 2 novembre alle 21.15 su Sky Documentaries, in contemporanea sarà disponibile On Demand e in streaming su NOW.

Gianfranco Pannone come è nato Onde radicali?

Nasce da un’idea di Simonetta Dezi e Marco Dell’Omo, riresa dal produttore di Movimento Film Mario Mazzarotto. Mario mi ha cercato conoscendo la mia storia di militante che si è anche impegnato, negli anni ’80, partecipando ai tavoli di R.R. in occasione di vari referendum, anche se non sono mai stato iscritto al Partito Radicale. R.R.è stata ed è per me un riferimento, e insieme a Marco, e Manuela Tommasetti abbiamo lavorato un anno, nel frattempo è arrivato il finanziamento del Ministero della Cultura.

Che cosa le piaceva all’epoca dei radicali?

Il loro coraggio e R.R. rispecchia questo coraggio ma anche la capacità di restare in ascolto del mondo e di non essere manichei, due caratteristiche queste ultime che ritrovo nel mestiere di documentarista. Onde radicali è un film che ho provato a realizzare con la simpatia per R.R. ma anche con la giusta distanza. Non dimentichiamo che R.R., in un modo sempre molto laico, ha registrato gli umori, gli eventi di questo nostro strano e contradditorio Paese. Nel film insieme ai testimoni e ai coautori affronto vari momenti storici, ma poi il film torna sempre a R.R. e alla sua capacità di arrivare facilmente a tutti, affermandosi come una radio pubblica alternativa.

C’è una testimonianza importante che non ha potuto avere?

Sarebbe stato bello incontrare Massimo Bordin che ho sempre ascoltato per la sua rassegna storica “Stampa e Regime”, ma che non ho mai conosciuto di persona. Ho cercato comunque attraverso i vari testimoni di far sentire la sua presenza nel documentario, oltre ad aver in parte utilizzato la sua testimonianza sonora e visiva esistente.

Come si è comportato con la presenza carismatica di Marco Pannella?

Pannella è molto travolgente, i suoi interventi sono stati numerosissimi, nel film c’è sempre, viene sempre evocato, però ho voluto mettere in risalto la storia della radio, e penso che Pannella avrebbe voluto la stessa cosa perché credeva molto nella missione della radio. Perciò la sua figura va e viene nel documentario senza mettere in ombra il racconto di una radio che va dentro i processi, il Parlamento, che non è solo la cassa di risonanza del partito, ma si rivolge e accoglie tutti.

Quali difficoltà ha incontrato?

Oltre alla difficoltà di avere tanto materiale a disposizione, c’è stato il problema di realizzare un documentario basato sulle voci della radio. Ho lavorato sugli archivi (Luce, Aamod, Rai), ma in modo che non si mangiassero troppo il repertorio sonoro. Ecco perché ho utilizzato i droni con l’obiettivo di far prevalere le voci e creare un ascolto sullo scorrere di immagini un po’ ipnotiche. Quelle voci dovevano avere un significato forte su delle immagini di Roma dall’alto belle ma non invasive, come è accaduto, ad esempio, con le parole di Leonardo Sciascia sul rapimento D'Urso. C’è stata poi la difficoltà di amministrare l’enorme materiale sonoro e fare una scelta tra migliaia e migliaia di ore. Di qui l’idea di individuare alcuni temi centrali più Radio parolaccia e farli interloquire con le immagini che sono l’essenza stessa di un film.

Dopo Onde radicali, è di nuovo sul set?

Sto lavorando al film Via Argine 310 prodotto da Bartlebyfilm e dedicato alla vicenda della chiusura della fabbrica Whirlpool di Ponticelli a Napoli. Sto seguendo le vicende di un gruppo di operai licenziati, raccontando come è la vita oggi di un lavoratore che aveva un posto fisso e si ritrova a vivere la precarietà e l’incertezza.

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