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Appena prima di una delle chiusure delle sale cinematografiche per la pandemia, alla Festa del Cinema di Roma si era affacciato Sul più bello, fra commedia young adult e racconto della malattia con leggerezza. Oggi è presentato ad Alice nella città il terzo capitolo di quella che nel frattempo è diventata una trilogia, Sempre più bello, a qualche settimana dall’uscita in sala del secondo film, Ancora più bello.

“Siamo riusciti a mantenere una verve comica - ha dichiarato a Cinecittà News il regista, Claudio Norza anche se si cominciano a toccare corde più profonde. Questo terzo film è una degna evoluzione, Marta è sempre più provata dalla malattia, combattendo contro le sue paure, le incertezze. Però ha sempre una grande forza interiore che la sostiene”.

In attesa di uscire in sala a febbraio 2022, distribuito da Eagle Pictures, è un film che conferma il talento frizzante di Ludovica Francesconi, esordiente nel ruolo di Marta, la protagonista insieme alla sua “famiglia” di amici composta da Gaja Masciale (Federica) e Jozef Gjura (Jacopo), oltre all’amato, Giancarlo Commare (Gabriele).

In Sempre più bello Marta, dopo un rischioso trapianto ai polmoni, torna finalmente alla sua vita.

Ludovica Francesconi, come sono andate le riprese, avendo girato il secondo e terzo film insieme?

È stata oggettivamente molto tosta. Richiedeva una preparazione a priori, perché dovevamo essere sicuri che ogni scena fosse inquadrata nell’arco temporale complessivo. In una giornata potevamo girare una scena del secondo, poi la fine del terzo. Mi ritengo molto fortunata, il gruppo si è amalgamato, siamo cresciuti insieme. Condividere così tanto della nostra vita, anche privata fuori dal set, ci ha aiutato a essere inquadrati sul set e a divertirci, percependola come una sfida positiva.

La pandemia ha fatto sì che abbiate lavorato in una bolla vera e propria.

Tante cose hanno contribuito a unirci, come il fatto di girare per tre mesi a Torino, in un hotel con le stanze vicine, non conoscendo nessun altro fuori. Una cosa che probabilmente ci ha aiutato a conoscerci ancora di più. Ci riunivamo la sera per chiacchierare. È stato stupendo.

Cosa ha pensato quando ha letto per la prima volta la sceneggiatura di Sempre più bello? Cosa l’ha stupita di Marta?

Ero molto curiosa, perché è un personaggio che non smette mai di crescere. Abbiamo discusso tanto anche su quello che accadeva a Marta. Il suo messaggio di positività è sempre presente, è stata la nostra linea guida. Abbiamo cercato di insegnare qualcosa ai ragazzi, mantenendo una leggerezza che aiutasse a percepire anche i temi più difficili, non come un tabù, ma come qualcosa di normale, di cui si può parlare. È stata questa l’ottica in cui ci siamo inseriti, per continuare a descrivere il personaggio.

Che differenza c’è stata nell’interpretare le scene divertenti e quelle più drammatiche, che in questo capitolo finale sono più numerose?

È stato molto divertente girare anche le parti drammatiche. Essendo un personaggio molto spiritoso, era una sfida anche quella. Il clima che avevo intorno, l’aiuto che mi è stato dato, mi hanno fatto percepire tutto con estrema calma. È stato più un mettersi in gioco, che trovarsi davanti a un ostacolo bello tosto. Poi, interpretando un personaggio buffo, devo dire che è stato più appagante girare le scene drammatiche. Per me la comicità era la routine.

Girare questi sequel ha voluto dire per lei assorbire il successo del primo, il fatto che Marta esista e sia importante per tante persone.

Ho avuto molta più consapevolezza, anche perché Sul più bello è stata la mia prima esperienza. Ero molto confusa, in senso positivo. Venivo catturata da tante situazioni che mi si proponevano intorno. Adesso, soprattutto vedendo poi il seguito che ha avuto il mio personaggio, con tante persone che si sono confidate, che mi hanno raccontato attraverso i social la loro idea di Marta, mi sento ovviamente responsabilizzata. Attraverso i miei portali social, cerco di dare messaggi positivi.

Adesso il personaggio lo sta lasciando andare, e per lei si apre un momento elettrizzante, anche se ignoto. Come lo sta vivendo?

Per me vuol dire lasciare il nido, la mia zona di comfort. È inevitabile e giusto. Ovviamente ho un po’ di timore, ma voglio accettare nuove sfide.

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